21 Dicembre 1950: muore Trilussa

Il 21 Dicembre del 1950 scompare il noto poeta, scrittore e giornalista italiano Trilussa, ricordato dal mondo letterario in particolare per i componimenti in dialetto romanesco.

Roma, 21 Dicembre 1950: viene a mancare una figura di spicco del mondo letterario del primo novecento e pilastro di una tradizione poetica dialettale romanesca che si aggancia al poeta del settecentesco Belli: lo scrittore, giornalista e poeta Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri, noto con lo pseudonimo anagrammatico di Trilussa.

Trilussa nasce il 26 Ottobre 1961 a Roma  da Vincenzo, cameriere di origine di Albano Laziale, e Carlotta Poldi, sarta bolognese. Nel 1887, alla precoce età di sedici anni, presenta a Gigi Zanazzo, poeta dialettale direttore del “Rugantino“, un suo componimento chiedendone la pubblicazione; Zanazzo accetta di pubblicare il sonetto che appare nell’edizione del 30 Ottobre 1887 firmato in calce con lo pseudonimo “Trilussa”. Da questa prima pubblicazione nasce così una assidua collaborazione con il periodico romano.

La grande popolarità ottenuta dalle composizioni spinge il giovane scrittore a selezionarne venti e, dopo aver effettuato un lavoro di revisione, a pubblicarle in quella che sarà la sua prima raccolta di poesie, ovvero “Stelle de Roma. Versi romaneschi“, edita nel 1889.

Il punto di svolta per la carriera del poeta giunge però nel 1891, quando inizia a scrivere per il “Don Chisciotte della Mancia”, un quotidiano di diffusione nazionale, alternando articoli satirici che prendono di mira la politica di Crispi e le cronache cittadine; è in questo periodo che Trilussa prepara la pubblicazione del suo secondo volume di poesie, “Quaranta sonetti romaneschi”. La raccolta, pubblicata nel 1894, segna l’inizio della collaborazione tra il poeta e l’editore romano Voghera, sodalizio che si protrarrà per venticinque anni.

L’altro mondo ispiratore del compositore rimane quello favolista: sono dodici le favole di Trilussa che compaiono sul “Don Chisciotte”; la prima fra queste è “La cicala e la formica”, pubblicata il 29 Novembre del 1895.

Sulla scia del successo, inizia a frequentare i salotti nel ruolo di poeta-commentatore del fatto del giorno. Durante il ventennio evita di prendere la tessera del Partito fascista ma preferisce definirsi un “non fascista” piuttosto che un “antifascista”; infatti, pur facendo satira politica, i rapporti di Trilussa con il regime sono sempre rimasti sereni e improntati al reciproco rispetto.

Nel 1922  la Arnoldo Mondadori Editore inizia la pubblicazione di tutte le raccolte. Sempre nello stesso anno, lo scrittore entra in Arcadia con lo pseudonimo di Tibrindo Plateo, nome che fu anche quello del Belli. Il presidente della Repubblica Luigi Einaudi nomina Trilussa senatore a vita il 1° Dicembre 1950, venti giorni prima che morisse. Si spegne a Roma il 21 Dicembre 1950, stesso giorno del poeta e modello d’ispirazione Belli.

Con un linguaggio quanto mai arguto , Trilussa ha commentato circa cinquant’anni  di cronaca romana ed italiana, attraversando l’età giolittiana e gli anni del fascismo fino al dopoguerra: la corruzione dei politici e il fanatismo dei gerarchi sono solo alcuni dei suoi bersagli preferiti. Ma la satira politica e sociale non è l’unico motivo ispiratore della poesia trilussiana: frequenti sono i momenti di crepuscolare malinconia, riguardanti la riflessione sconsolata sugli amori che appassiscono o sulla solitudine che rende amara e vuota la vecchiaia.

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