Il 1° gennaio del 2003 si spegne a Montemagno di Camaiore, il cantautore milanese Giorgio Gaberščik, noto al grande pubblico come Giorgio Gaber.
Nato a Milano il 25 gennaio del 1939, Giorgio Gaber è stato attore, cantautore e grande chitarrista. Con la sua ironia ha attraversato quarant’anni di storia italiana rompendo totalmente con la tradizionale canzone melodica e orecchiabile e dando così una maggiore importanza ai testi.
Gli anni sessanta lo vedono protagonista dei programmi televisivi di maggior successo come “Canzoni di mezza sera”, ”Canzoniere minimo”, “Questo e quello”, “Diamoci del tu”, “E noi qui”, “Non cantare spara”, “Giochiamo agli anni trenta” e tantissimi altri per poi decidere, all’inizio degli anni settanta, di cambiare completamente strada: il silenzio discografico e il teatro come unico luogo di espressione. Il 21 ottobre del 1970, debutta al Teatro San Rocco di Seregno con “Il signor G” con la regia di Giuseppe Recchia e la direzione musicale di Giorgio Casellato e fu questo spettacolo a segnare l’inizio di una nuova forma di teatro che Gaber stesso ha definito teatro-canzone.
Il teatro-canzone è stato il genere originale più rappresentativo della sua carriera, una nuova forma di espressione in cui mescolava canzoni, cabaret e teatro per raccontare la società e per deridere, con l’ironia che lo ha sempre contraddistinto, falsità, fallimenti e meschinità della piccola borghesia. Questi spettacoli, scritti spesso a quattro mani con l’amico Sandro Luporini, avevano come unico protagonista Gaber che semplicemente con gesti, parole e canzoni riusciva a coinvolgere il pubblico e ad intrattenerlo per più di due ore.
A caratterizzare tutta la sua produzione è la semplicità, il linguaggio usato è leggero, diretto e mai troppo ricercato ma soprattutto Gaber è stato capace di grande umorismo senza mai essere volgare, era unicamente “Il Signor G”, il cantore degli umili.
“L’unica cosa che non sono riuscito a fare è liberarmi della libertà”
