Capelli lunghi, jeans a zampa d’elefante e ai piedi i classici stivali campero. Parliamo di Mario Schifano: l’artista “maledetto” della pop art italiana, morto il 26 gennaio 1998.

Tutte le donne impazziscono per questo giovane libanese che ricorda un po’ gli attori americani. Questa l’immagine di un personaggio che sembra essere uscito dal film “Romanzo criminale”.

Si parla unicamente di Mario Schifano (Homs, 20 settembre 1934 – Roma, 26 gennaio 1998), uno dei pittori,che meglio rappresentò il fenomeno della pop art italiana, l’alter ego del Warhol newyorkese, che nella Roma degli anni ’60 divenne un artista, particolarmente amato dai collezionisti e dalla critica italiana.

Era la Roma in cui, in un palazzo di via Brunetti, vivevano Moravia, Morante e i giovani pittori Mimmo Rotella; insieme, appunto, anche Schifano: questo il contesto storico e artistico in cui intensa è l’attività creativa dell’artista e la capacità di elaborare, tra i primi, immagini al computer per poi trasferirle su tele. L’artista ama sperimentare anche con una macchina fotografica del 1958, attraverso la quale nascono inquadrature che aprono la strada all’utilizzo della fotografia accanto alla pittura.

Nella sua brillante produzione troviamo opere che rimandano alle biciclette, ai marchi pubblicitari come Coca-Cola ed Esso, ai fiori e alla natura in genere come i ”Paesaggi anemici”, “L’albero della vita”, e i “Campi di grano” così come i cosiddetti “monocromi” opere realizzate con uno o due colori al massimo, applicati su carta da imballaggio e poi incollata su tela.

Ma un aspetto che fa di Schifano un vero artista “maledetto” è quello di voler essere un “personaggio”, riconosciuto in pubblico, sempre sotto la luce dei riflettori, anche se questo significava assumere comportamenti autodistruttivi (sperimentò il carcere, il manicomio, passando per la dipendenza dalla droga e per il tentato il suicidio), condotte che non gli permettevano di mantenere i patti con i suoi galleristi. Era, insomma, costantemente, un artista sopra le righe.

D’altronde come disse il virtuoso dell’arte pop americana, suo “rivale artistico” «Nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti». Schifano riuscì a esserlo molto di più di un semplice quarto d’ora.

Mario Schifano

LASCIA UN COMMENTO