Adriano Olivetti: Progettare per vivere.

“Dicono che negli ultimi istanti tutta la vita ti passi davanti agli occhi come in un sogno.”

Il 27 febbraio 1960 Adriano Olivetti muore sul treno diretto a Losanna, colto da una improvvisa emorragia cerebrale. Sembrava la fine di un sogno. Il sogno di pensare che si potesse comprendere editoria e industria, società ed economia, cultura e scienze sociali, e che a questa comprensione potesse essere dato il nome di fabbrica.

olivettiAdriano Olivetti nacque sulle pendici del Monte Navale, a Ivrea l’11 aprile del 1901. Imprenditore, ingegnere e politico italiano, figlio di Camillo Olivetti (fondatore della Ing C. Olivetti & C, la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere), Adriano Olivetti è stato un uomo di grande rilievo nella storia Italiana del secondo dopoguerra.

I suoi erano progetti innovativi. Tra questi il principio secondo cui il profitto aziendale dovesse essere reinvestito al beneficio della comunità, divenendo fautore di una concezione di esperienza di fabbrica nuova e innovativa in un periodo storico in cui si fronteggiavano due grandi potenze: capitalismo e comunismo. Egli credeva infatti che fosse possibile creare una coadiuvazione tra solidarietà sociale e profitto. Venne pertanto rifondata dalle fondamenta l’organizzazione stessa del lavoro. Migliori erano le condizioni degli operai, maggiore sarebbe stata l’efficienza.

“La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica, giusto? Occorre superare le divisioni fra capitale e lavoro, industria e agricoltura, produzione e cultura. A volte, quando lavoro fino a tardi vedo le luci degli operai che fanno il doppio turno, degli impiegati, degli ingegneri, e mi viene voglia di andare a porgere un saluto pieno di riconoscenza.”

All’interno della propria fabbrica Olivetti eliminò le differenze di competenza lavorativa affinché si instaurasse una conoscenza condivisa alla portata di tutti.

Adriano Olivetti credeva fermamente nell’idea di comunità e nello sradicamento delle differenze economiche, politiche e ideologiche. Il sogno “possibile” di Adriano Olivetti consisteva nel riuscire ad ampliare il progetto a livello nazionale, in modo che il raggiungimento del principio di  comunità fosse il fine ultimo.

“Beh, ecco, se mi posso permettere, spesso il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia a lavorarci. E allora può diventare qualcosa di infinitamente più grande.

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