Quando Bruno Conti nasce, a Nettuno (in provincia di Roma) nessuno avrebbe potuto immaginare che un giorno sarebbe diventato la bandiera indiscussa della Roma dei primi anni ‘80 e, soprattutto, uno dei più importanti protagonisti del trionfo Mondiale in Spagna, nella torrida estate del 1982, con l’Italia di Enzo Bearzot.

a cura di Fabio Ugolini

Agli inizi degli anni ‘70, come tanti giovani di Nettuno, Bruno Conti era una promessa del baseball (!), e la società del College di Santa Monica lo voleva portare in California per farlo diventare un campione.
Fortunatamente per il mondo del calcio, il padre si oppose, Bruno restò a Nettuno e, appena un anno dopo, si fece avanti proprio la Roma perché, da bravo sportivo, lui giocava anche a calcio.

Nel febbraio del 1974 esordì in serie A grazie al  “Barone” Nils Liedholm, allora allenatore della società, che lo fece entrare in campo a 19 anni contro il Torino (0-0).
Dopo averlo mandato a “farsi le ossa” qualche anno a Genova, Conti tornò nella Roma e divenne uno dei perni della squadra di Liedholm insieme a Falcao, Pruzzo, Ancelotti e Di Bartolomei, riuscendo a vincere lo storico scudetto nella stagione 1982-83.
In quegli anni, la rivalità con i cugini della Lazio era molto forte, soprattutto quella con la bandiera Bruno Giordano. E uno degli indimenticabili cori che si facevano allo stadio durante il derby era:
“Di Bruno ce n’è uno… e viene da Nettuno… Bruno Giordano va…” potete immaginare dove veniva mandato il bomber laziale dai tifosi romanisti.

In Nazionale Bruno Conti fu l’erede indiscusso di Franco Causio. La sua gara d’esordio a Roma, contro la Danimarca, nel novembre ‘80 fu un successo preannunciato e nel ballottaggio tra Conti e Vincenzo D’Amico fu il primo a “vincere” la possibilità di giocare.
Di quella partita, vista in tv in bianco e nero, i tifosi romanisti ricordano perfettamente un suo colpo di tacco a smarcare Gentile in sovrapposizione sulla fascia, per il cross che fece segnare Graziani e vincere la partita.
Fu un’ovazione. Bruno Conti, un predestinato.

Al mondiale ‘82 fu soprannominato “Marazico”, termine derivante dal mix dei campioni più popolari del mondo: Maradona e Zico.
Conti fece il primo gol dell’Italia, alla seconda partita, contro il Perù. Dopo la prima fase fu protagonista assoluto nel girone della morte contro Argentina e Brasile e storico divenne il cross “col contagiri” verso Paolo Rossi, nella semifinale contro la Polonia a Barcellona, “un pallone con scritto ‘da spingere in rete’…” dichiarò Rossi a fine partita.
In finale contro i tedeschi, Bruno Conti procurò il rigore (poi fallito da Cabrini), partecipò all’azione nel gol di Tardelli e innescò il contropiede per la terza rete di Altobelli.

Proprio per queste partite giocate in modo esaltante, Pelé nominò Conti come “Miglior giocatore del Mondiale”. Quattro anni più tardi, a Messico ’86, concluse la sua esperienza con l’Italia, dopo 47 presenze e cinque gol.

Abbandonato il calcio giocato, dal 1991 Bruno Conti fa parte della dirigenza della Roma e, per alcuni mesi, ha anche ricoperto il ruolo di allenatore o meglio traghettatore in annate grigie.
Ha due figli, anche loro calciatori professionisti: Daniele ed Andrea.
Nota particolare per Daniele che, da giovane, viene ceduto dai giallorossi al Cagliari e, ironia della sorte, passerà l’intera carriera in Sardegna segnando spesso proprio contro la Roma del padre, l’eterno Bruno, cuore giallorosso da più di 40 anni.

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