10 Maggio 1973: rivolta dei Sioux

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Il 10 Maggio 1973 è una data ormai storica nelle dinamiche della monumentale rivolta dei Sioux, conosciuta anche come la guerra di “Piccolo Corvo”.

La guerra di “Piccolo Corvo”, conosciuta dagli americani come rivolta (o sollevazione) dei Sioux o, più recentemente come guerra dei Dakota del 1862, è ricordata dalla storia come un gigantesco conflitto armato tra gli Stati Uniti e la maggior parte delle tribù dei Santee Dakota, che costituivano la sezione orientale della grande nazione Sioux.

Lunga e gloriosa è perciò l’avventura dei Sioux, che hanno consegnato alla storia figure mitiche come Toro Seduto e Cavallo Pazzo. Uomini d’onore e grandi combattenti, che hanno indubbiamente tenuto impegnata la cavalleria americana, sconfiggendo il generale Custer nella battaglia di Little Big Horn, nel 1876.

Il 27 Febbraio 1973, a Wounded Knee, nella riserva indiana di Pine Ridge, nel Sud Dakota, esplode la disperazione indiana: i Sioux, appoggiati dall’America Indian Movement, decidono di ribellarsi al Governo americano denunciando le misere condizioni di vita della popolazione. I pellerossa, circa duecento con donne e bambini, si asserragliano nello stesso posto in cui nel 1890 la cavalleria aveva massacrato i loro avi.

rivolta dei Sioux

Decidono di piazzare le tende intorno alla chiesa, trasformano l’emporio in sala dei congressi e di refezione, sistemano gli uomini armati in rudimentali bunker, incrociano le pipe di guerra, legano le penne d’aquila alle trecce e organizzano la resistenza. Il Governo mette in campo tiratori scelti della polizia federale, uomini, mezzi blindati ed elicotteri, circondando la zona. Per 71 giorni Washington non ha il minimo potere a Wounded Knee: malgrado l’assedio la comunità indiana si autogoverna con le proprie tradizioni e le proprie leggi.

Il 10 maggio, dopo giorni di scontri con due morti fra i pellerossa e alcuni feriti fra le forze dell’ordine, la resistenza cessa. Gli indiani sono costretti ad abbandonare la zona e in cambio ottengono che il Senato apra un’inchiesta sulle loro problematiche. Ancora una volta gli indiani d’America perdono la guerra fidandosi della politica, che, naturalmente, li avrebbe traditi. Il nulla di fatto, anzi, avrebbe causato una serie di scaramucce anche negli anni successivi, con alcune vittime e una persistente, irreversibile tensione.

Sioux

Ultimo atto: la rottura dei trattati. “Siamo poveri ma felici” dice prima di essere ucciso Toro Seduto: “nessun bianco controlla dove andiamo. Se dovremo morire, moriremo difendendo i nostri diritti”. “La società industriale”  ribadisce Russell Means “pensa con la bocca e non il cuore e la mente. Quando si seguirà il nostro cuore, si seguirà il modo di vivere della natura”.

Il 13 dicembre 2007 perciò i rappresentanti della tribù Lakota degli indiani d’America hanno stracciato i trattati firmati dai loro antenati nel 1868 a Fort Laramie. “Non siamo più cittadini degli Stati Uniti d’America e tutti coloro che vivono nelle regioni dei cinque Stati su cui si estende il nostro territorio sono liberi di unirsi a noi”, ha infatti dichiarato a Washington Russell Means, uno degli attivisti indiani più determinati nella difesa dei diritti umani.

Nella sostanza, i pellerossa denunciano l’amministrazione delle riserve in cui vivono per irregolarità, abusi, corruzione, violazione degli impegni, incapacità di fornire lavoro, attentati ai loro diritti, alla loro cultura e al loro stile di vita: le stesse accuse che, nel 1973, portarono alla rivolta di Wounded Knee; “la storia si ripete”.

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