Pianeta in rosso: allarme ultime risorse

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Un pianeta “in riserva” che ha bisogno del nostro aiuto. Come rispondere al consumo delle ultime risorse.

Da qualche anno a questa parte l’interesse nei confronti della salute del nostro paese e’ aumentato notevolmente, che sia frutto di una maggiore consapevolezza o semplicemente paura della fine del mondo poco importa. La terra ha bisogno del nostro aiuto e noi facciamo ancora troppo poco.
Dal 2009 l’ Ong internazionale Global Footpint Network stima ogni anno l’Overshoot Day ovvero il giorno in cui si raggiunge il sovrasfruttamento delle risorse che la terra riesce a generare nell’arco di un anno. E piu’ il tempo passa più questo giorno arriva con anticipo. Quest’anno la giornata fatidica e’ arrivata l’ 8 agosto, lo scorso anno il 13 dello stesso mese, e sembrano cosi lontani i tempi in cui si era in grado di completare un anno intero. Quando già in estate il conto e’ in rosso in poche parole significa che fino al 31 dicembre dobbiamo vivere «in riserva» ovvero sfruttando risorse che non si rigenereranno mai più.

Non ci sono dubbi che la causa principale di questa repentina diminuzione del tempo siamo noi e i nostri sprechi quotidiani che a nostra insaputa contribuiscono notevolmente al dispendio delle risorse.

E’ chiaro a tutti che consumare troppa acqua, luce e gas ed energie provenienti da fonti non rinnovabili fa male alla salute della terra e per questo ormai sempre più paesi scelgono di affidarsi ad altre fonti di energia. Il Costa Rica per esempio genera il 97% della sua elettricità da fonti rinnovabili. Anche il Portogallo, la Germania e la Gran Bretagna hanno iniziato a fare lo stesso. La Cina, le cui città sono molto note per gli elevati tassi di smog, ha cominciato a fronteggiare il problema in vari modi. L’Italia, sebbene ancora fanalino di coda, si sta impegnando molto nel campo dell’energia solare con oltre 800 mila impianti sparsi in tutto il territorio nazionale.

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Fonte: www.africanews.it

Eppure questo non basta perché ci sono una miriade di gesti in apparenza innocui che causano forti disagi ambientali, come ad esempio prendere un aereo.

Le compagnie aeree sono una grossa fonte di emissioni di anidride carbonica che inquinano silenziosamente l’ambiente.

Ovviamente oggi rinunciare a prendere un aereo sarebbe pressoché impossibile ma esiste un modo per diminuire l’impatto ambientale. Kirsten Ostling, specialista in cambiamenti climatici, suggerisce infatti che ogni frequent flyer dovrebbe comprare “crediti di carbonio”, ovvero una sorta di donazione che finanzia la messa a dimora di alberi o l’installazione di pannelli solari in tutto il mondo.

Il concetto si fonda sull’idea che è possibile ridurre l’impatto delle emissioni di anidride carbonica se si prendono misure per rafforzare l’ambiente ogni volta che lo si danneggia in qualche modo.

Ma non e’ finita qui, paradossalmente anche un banalissimo torneo di poker può contribuire a consumare risorse.

A parte la produzione elevata di rifiuti difficili da smaltire, una moltitudine di persone tutte concentrate in un unico posto può causare una sovrapproduzione di rifiuti organici che di conseguenza danneggiano a lungo andare i sistemi fognari.

Proprio per questo molti giocatori professionisti hanno già espresso le loro preoccupazioni per l’ambiente. David Singer ed Amanda Baker si dedicano a iniziative di beneficenza per la tutela degli animali selvatici. Altri giocatori, come Martin Jacobson, donano le vincite a poker a varie organizzazioni che si occupano di tutelare gli animali. Un ottimo modo per cercare in qualche modo di restituire alla terra ciò che viene tolto quotidianamente.

Un altro modo utile per cercare di aiutare la terra e’ sprecare il meno possibile ma anche di stare attenti ad altri gesti insospettabili che si rivelano veleno per l’ambiente, come le esalazioni della pittura e i fumi dell’arrosto del barbecue.  Secondo uno studio (che ha comportato un anno di monitoraggio dell’aria atmosferica) condotto da un team di scienziati della Rice University, i frammenti microscopici di acidi grassi polinsaturi, rilasciati dalla carne cotta al barbecue, contribuiscono a inquinare l’aria delle città, forse anche più degli scarichi delle automobili. Per questo motivo la Cina, nota appunto per le sue città grigie dall’aria pesante, nel 2013 ha vietato i barbecue a Pechino e anche molte cittadine americane ( dove il barbecue e’ un istituzione) hanno dovuto ridurre le grigliate all’aperto affidandosi anche a dispositivi di ultima generazione in grado di contenere i danni all’atmosfera.

Questi esempi provenienti dalla vita di tutti i giorni non solo rivelano che le insidie si possono nascondere anche nei semplici gesti ma che, fortunatamente, con qualche piccolo accorgimento possiamo vivere in armonia con il nostro pianeta senza sciuparlo troppo. Ci vuole molto impegno per farlo ma cosi facendo si potrà sicuramente evitare di abbattere foreste tropicali millenarie o di immettere gas inquinanti nell’atmosfera ma soprattutto di garantire un futuro ai nostri figli.

a cura di E. C.

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