The Wall: l’album leggenda dei Pink Floyd

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The Wall è un album, un tour e un film. È mito. È la storia di una persona tormentata e in lotta continua con se stessa e con il mondo esterno. Vi raccontiamo la genesi e lo sviluppo di questa opera del rock.

“The Wall” non è semplicemente un album e non è semplicemente una delle pietre miliari del rock, ma è uno dei più grandi eventi della storia del rock. Un mito tramandato di generazione in generazione, fino ad arrivare ai giorni nostri con più di 30 milioni di copie vendute. Dalla sua uscita (il 30 novembre del 1979) e con i due anni di tour che seguirono (1980-1982), arrivando addirittura alla produzione di un film ad esso ispirato (nel 1982), il disco è diventato sinonimo, se non definizione stessa, di Concept Album ossia un album le cui canzoni ruotano tutte attorno ad un unico tema. L’idea del disco e la maggior parte delle canzoni sono di Roger Waters che sembra si sia ispirato a molti episodi della sua vita.

L’album

L’album racconta la storia di Pink, una rock star segnata da tanti avvenimenti tragici e traumatici, la morte del padre durante la seconda guerra mondiale (cosa accaduta realmente al padre di Waters), una madre fin troppo soffocante e protettiva, una scuola dispotica che non insegna ma punisce, i tradimenti continui con il conseguente divorzio dalla moglie, eventi che rappresentano tutti i mattoni del muro di isolamento che il giovane Pink si costruisce per proteggersi da una realtà che non riesce a sopportare. Alla fine Pink decide di affrontare interiormente i proprio traumi attraverso un vero e proprio processo (raccontato nel brano “The Trial”) con tanto di accuse, testimoni e giudice che lo condanna ad abbattere il muro, quindi il suo ambiente sicuro, per rientrare in contatto con il resto del mondo. Il doppio album si chiude con la bellissima “Outside The Wall” che è considerata un po’ la morale dell’intero disco, il muro è finalmente abbattuto, adesso bisogna imparare a vivere.

“All alone, or in twos/ The ones who really love you/ Walk up and down outside the wall /Some hand in hand/ Some gathering together in bands / The bleeding hearts and the artists/ Make their stand”

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Per capire meglio la genesi e il perché di questo album così concepito bisogna fare un passo indietro e più precisamente bisogna tornare al tour di promozione del disco Animals  “In The Flash Tour”. L’enorme successo del precedente “The Dark Side Of The Moon” con la conseguente crescita di pubblico, aveva portato i Pink Floyd ad abbandonare le sale da concerto piccole e raccolte in favore dei grandi stadi.

Durante l’ultima tappa del tour al Montréal Olympic Stadium, nel luglio del 1977, un fan particolarmente esaltato continua a dimenarsi e a urlare irritando non poco il suscettibile, forse troppo, Roger Waters che senza pensarci due volte prende molto bene la mira e gli sputa in faccia. Il bassista e cantante inizialmente si difende accusando quello spettatore di non essere li per la loro musica ma “per bere birra e fare casino”, ma ben presto arriva l’auto condanna e la riprovazione per quel terribile gesto. È da questo incidente che nasce l’idea del muro.

L’incomunicabilità

Un muro nato dall’incomunicabilità dei Pink Floyd con il loro nuovo pubblico, un pubblico che il gruppo non sentiva più suo e da cui Waters soprattutto si sentiva molto lontano. L’album viene pubblicato il 30 novembre del 1979, preceduto dall’uscita del singolo “Another Brick In The Wall” che non solo scala le classifiche ma viene anche utilizzato da diversi movimenti anarchici di tutto il mondo come inno di battaglia.

Per la promozione di un album così imponente il tour non poteva essere da meno.

The Wall – i concerti

Ogni concerto si apriva con una Surrogate Band, quattro persone che indossavano delle maschere che riproducevano i volti dei veri musicisti e solamente qualche minuto e qualche nota dopo saliva sul palco la vera band e tutto il concerto era accompagnato dalla proiezione delle animazioni di Gerald Scarfe. Alla fine del primo tempo veniva tirato su un muro, alto 12 metri e largo quasi 40, che separava completamente la band dal pubblico e solo sulle note di Comfortably Numb Roger Waters usciva dal muro con indosso un camice bianco mentre David Gilmour veniva addirittura innalzato al di sopra. Lo show si concludeva inevitabilmente con la caduta violenta del muro.

The Wall – la storia

La terza parte di questo grande progetto che era “The Wall” è costituita dalla produzione di un film ad esso ispirato. Diretto da Alan Parker ed interpretato da Bob Geldof, la pellicola riscuote un notevole successo portando al botteghino quasi 15 milioni di dollari.

Pur essendo un disco molto criticato a livello musicale, The Wall rimane comunque uno degli album più importanti della storia del rock mondiale, non solo per i contenuti raccontati in cui qualunque ascoltatore si può ritrovare, ma anche e soprattutto per l’imponenza del progetto. Un doppio disco, un tour dagli effetti scenici assolutamente straordinari per l’epoca e poi anche un film. Un’idea di una grandezza tale da essere, dopo ben trentasette anni, ancora una leggenda.

“L’album ricorda la storia di un uomo che pesca nel fondo della memoria, un viaggio nel fondo della sua follia. E durante questo viaggio lo incontriamo in diverse età della vita, come se sfogliassimo un album di foto di famiglia. Un uomo, però che costruisce come un muro attorno ai suoi sentimenti, un mattone oggi, uno domani; e questo muro lo separa sempre  di più dal mondo che lo circonda. Un muro immaginario fatto di mattoni immaginari”

(Alan Parker)

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