Spirit of Scotland 2017, tutti pazzi per il whisky

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Spirit 2017, la whisky experience a Roma è Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival, un viaggio nel piacere destinato a non esaurirsi mai.

Bicchiere a tulipano in una mano e mappa nell’altra per orientarsi tra le varie regioni di provenienza, sabato è iniziata la nostra avventura tra i singl malt al Salone delle Fontane, uno degli appuntamenti più attesi da tutti gli appassionati del settore.

Irlandese, scozzese, giapponese, miscelato e addirittura nomade. Quando pensi che in tutta la sua storia, lunga oltre 500 anni, il processo di whisky making sia stato esplorato in ogni suo aspetto, ecco che fa il suo ingresso sul mercato un prodotto completamente nuovo.

Nomad

E’ il caso di Nomad, il primo Outland Whisky al mondo, così diverso che non può nemmeno essere chiamato Scotch, una vera rarità.

Arrivato dalle lande scozzesi passando per Jerez (Spagna), rappresenta una nuova frontiera nel mondo dei blended grazie ad un processo di invecchiamento che lo rende particolarissimo. E’ il nuovo nato di casa Gonzalez Byass: trenta malti tra i 5 e gli 8 anni che si fondono insieme e maturano per 3 anni in botti di sherry in Scozia. Quando partono alla volta della Spagna, le botti sono ancora “fresche”, non avendo avuto la possibilità di asciugarsi in transito si maturano al clima caldo, umido di Jerez, piuttosto che al freddo della Scozia. In Spagna vengono affinati per un altro anno prima di essere imbottigliati. Apprezzato anche dalle donne, che negli ultimi anni hanno saputo ritagliarsi un ruolo rilevante nel mondo dei distillati, ci confidano “se lo doveste bere pasteggiando, per il suo carattere, andrebbe abbinato sicuramente ad un antipasto di formaggi”.

Bulleit

Direttamente dal Kentucky, arriva invece Bulleit, creato da una miscela con un alto contenuto di segale, mais, malto d’orzo, che viene fatto invecchiare per 6 anni in nuove botti di quercia bianca americana. La partnership con Diageo, colosso delle bevande alcoliche, ha aperto incredibili opportunità di distribuzione e di commercializzazione del brand.

“Uno dei migliori Rye Whisky presenti sul mercato”, assicura Giuseppe Mancini, brand ambassador – che ci insegna anche come stabilire la presenza di zucchero in un distillato: basta versare qualche goccia di whisky tra le mani e strofinare forte, se non appiccicano, è confermata l’assenza di zucchero.

Bushmills

Ma a conquistarci è il Bushmills 10 Years Old (nome dal villaggio dell’Irlanda del Nord dove si trova l’antica distilleria che lo produce), invecchiato in botti ex-bourbon che degustato con il cioccolato bianco, è probabilmente il miglior single malt irlandese che abbiamo assaggiato.

Distribuito dal Gruppo Montenegro, si è presentato al Festival con una grande anteprima, “prodotto dal 2001, finalmente arriva anche in Italia, – assicura Fabrizio Leuchi, marketing manager del brand – il Bushmills invecchiato 21 anni; mentre i Ryes americani puntano alla varietà di cereali nel processo di produzione, per i singl malt delle Highlands è l’invecchiamento a costituire la parte fondamentale – ci spiega ancora Leuchi – “Come nel nostro caso, infatti Bushmills, matura per 19 anni in botti che in precedenza hanno contenuto ex-sherry Oloroso e botti di bourbon, e solo successivamente trasferito in botti di Madeira per altri due anni”.

Area cocktail

Il nostro viaggio tra sapori caratteristici e tecniche di degustazione, non poteva che terminare con un’ultima, grande tappa nell’area cocktail per l’appuntamento con un torbato d’eccezione, il Bowmore, sapientemente miscelato dalle mani di Gianluca dell’Argot, noto locale romano di via dei Cappellari, perché “Non ci interessa vendere nulla, quello che vogliamo fare è regalarti un’esperienza”. C’è riuscito!

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