Artemisia Gentileschi, la rinascita in mostra a Roma

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Artemisia Gentileschi, una mostra da non perdere
Susanna e i vecchioni

Artemisia Gentileschi, l’esempio di una donna che ha lasciato un vero e proprio segno nella storia del nostro Paese. Roma la ospita e noi siamo andati a vederla per raccontarvela su Openmag!

Da poco è iniziata ufficialmente la primavera e fare visita a Palazzo Braschi per ammirare lo stile pittorico di Artemisia Gentileschi equivale a consacrare il concetto di rinascita. Quest’artista, ammirata per la sua incredibile arte, è da prendere infatti come vero e proprio simbolo di rivincita.

Nata a Roma e iniziata all’arte dal padre Orazio Lomi Gentileschi, Artemisia è stata in grado di farsi valere come donna e denunciare anche lo stupro subito da parte di Agostino Tassi. La storia riporta infatti questo triste evento dipingendo Artemisia Gentileschi come colei che non si è lasciata abbattere dagli eventi. All’età di soli 12 anni quest’artista romana è stata vittima della violenza del collega pittore Tassi. Un evento in cui Artemisia ha accettato di deporre anche sotto tortura pur di far valere la sua verità.

Artemisia Gentileschi e la sua rinascita

Osservare i suoi dipinti, che rimarranno al I piano di Palazzo Braschi fino al 7 maggio, in questo periodo può far molto riflettere. La primavera porta rinascita proprio come quella di Artemisia a seguito della violenza. Una volta trasferita a Firenze e sposato Pierantonio Stiattesi, Artemisia Gentileschi si è completamente dedicata all’arte. Qui è entrata nell’Accademia delle Arti e del Disegno di Firenze, ha imparato a leggere, a scrivere e a suonare il liuto. Finalmente libera, Artemisia Gentileschi ha vissuto appieno la sua rinascita. Sotto questa luce è come se il trasferimento a Firenze e le nuove amicizie di Artemisia, come quella con Galileo Galilei o con il nipote di Michelangelo, le avessero dato ancora più forza.

La mostra a Roma di Artemisia Gentileschi, un viaggio

Le 100 opere in mostra a Roma permettono al pubblico di fare un viaggio alla scoperta di Artemisia Gentileschi, ma non solo. Infatti l’idea alla base della mostra è quella di mettere a confronto l’artista romana con i colleghi illustri del suo tempo. Ripercorrendo le tappe di viaggio principali della vita di Artemisia si va da Roma a Firenze, per finire a Napoli.

Fare visita a Palazzo Braschi in questa stagione è anche un modo per sentire ancora più profondamente le emozioni impresse sulle tele. Tra le varie opere, quella che maggiormente ci ha colpito è la “Giuditta che taglia la testa a Oloferne”. Quest’opera, datata 1612-13 e conservata nel museo di Capodimonte, secondo la critica può raffigurare il senso di rivalsa a seguito dello stupro. I colori vibranti e intensi rendono la scena dipinta vivida. È una tela su cui è impressa la violenza, di cui però Artemisia non si è mai resa colpevole nella realtà.

Artemisia Gentileschi è stata un’eroina del suo tempo. Una donna in cui le passioni hanno avuto sempre un ruolo determinante. Una pittrice animata dalla sua arte e spinta dalla voglia di esprimersi. Una donna che è saputa essere figlia, lavoratrice, moglie, amica e madre. Osservare la sua arte è sentir crescere in voi la voglia di fare e non fermarsi mai.

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