Meitu: il digitale ci vuole simili, per la scienza siamo unici

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meitu Il digitale ci vuole simili, per la scienza siamo unici

Meitu, una controversa app per i selfie che ti fa diventare bello. E simile a tanti altri. Nel frattempo la scienza ci ricorda quanto è straordinario essere unici.

Meitu è un’app per i selfie che ha la particolare caratteristica di dare ai volti le sembianze di un fumetto giapponese. Togliendo tutte le imperfezioni e dando al viso le caratteristiche che vuoi tu. Una combinazione di occhi grandi, brillantini, fiori e altri inserti artificiali che con un selfie naturale hanno ben poco a che fare (se non, al massimo, l’effetto).

Piccola digressione su Meitu

Nata in Cina e di recente è arrivata anche in Occidente, ha fatto sollevare non poche polemiche. Sembra infatti che l’app operi al limite della privacy degli utenti, poiché in fase di registrazione chiede molte informazioni non strettamente necessarie. Gli sviluppatori si difendono dalle accuse di violazione della privacy, dicendo che se raccolgono così tanti dati è esclusivamente per migliorare l’app e comprendere il livello di coinvolgimento degli utenti. Hanno anche assicurato che non vengono rivelati o venduti a terze parti.

Aldilà delle polemiche sulla privacy, quello che colpisce è l’invito ad alterare la propria fisionomia per omologarsi a certi canoni di bellezza imposti dalla società da un bel po’ di tempo a questa parte. Che poi, a pensarci bene, i fumetti giapponesi non sono noti per le fisionomie dettagliate. Possiamo notare questo aspetto legato all’omologazione estetica anche solo leggendo le caratteristiche dell’app:

Beauty Features

  1. Beauty Retouch

One touch for skin enhancement, eyes brightening and face-lifting

  1. Remove blemishes

Tap to remove acne, blemishes or any other skin imperfections

  1. Slimming

Give yourself a virtual facelift, Look slimmer visually or add some curves with a pinch of your fingers! Achieve any body shape you want naturally

  1. Enhance eyes

One tap to remove dark circles and bags under your eyes, and another tap to brighten and enlarge your iris

  1. Longer legs

Stretch your fingers across the screen and it instantly gives you longer and slimmer legs”

Simili vs unici

Ora, Meitu può anche essere divertente se usata con consapevolezza e non è di certo la prima app di fotoritocco che altera la realtà. Basti solo ricordare l’uso e l’abuso dei filtri su Instagram, che bene o male tutti abbiamo sperimentato in modo attivo, almeno una volta.  Ma è la punta di un iceberg digitale, che sembra affermare con sempre più convinzione che i difetti e le imperfezioni sono un qualcosa di cui bisogna liberarsi. E che grazie alla digitalizzazione tutto questo è più che possibile.

Eppure sono proprio quelle imperfezioni a dire a chiare lettere che tu sei tu e non un’altra persona.

Ma se il digitale tende a volerci tutti belli e omologati secondo degli standard estetici molto ben consolidati, arriva la scienza a ricordarci che siamo molto più unici di quanto pensiamo. E che proprio la nostra unicità è la ricchezza più grande che abbiamo. Si dice che gli esseri umani si assomigliano al 99,9% mentre quello che ci rende unici è appena l’1% del nostro genoma. Una parte insignificante? Non se consideriamo che il genoma umano è costituito da circa 23.000 geni. Recenti studi hanno inoltre portato alla luce un dato molto interessante: studiando un gruppo di 10.000 persone sono state rilevate 146 posizioni uniche, che corrispondono a quasi il 5% della totalità dei genomi. Un 5% che determina il nostro essere alti, bassi, biondi, con occhi verdi o nocciola.

Quante altre variazioni ci saranno, di cui neanche ci accorgiamo o che non sono ancora state scoperte? I progressi della scienza ci permetteranno di saperne di più sulla salute umana e su come curare, per esempio, i tumori. Tutto questo non sarebbe possibile se non ci fosse quella piccola percentuale di diversità genetica tra noi.

Portiamo al nostro interno milioni di informazioni. E, in un mondo che ci vuole sempre più omologati anche in modo innocente come può essere nel caso di Meitu, la scienza torna a ricordarci che siamo diversi. Unici, sempre e comunque.

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