Contro l’odio. Storie di chi la storia l’ha cambiata

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Contro l'odio. Storie di chi la storia l'ha cambiata

Il 22 luglio si celebra la Giornata Contro i Crimini d’Odio. Un momento utile per ricordare alcune di quelle persone che con coraggio e determinazione hanno cambiato la storia.

L’odio raccontato attraverso le reazioni.

Le seguenti sono le storie di persone, che, soggette a privazioni o a limitazioni di un diritto, hanno fatto la storia.

Nel 2019 sono infatti ancora molte le persone che a causa della loro etnia, religione e orientamento sessuale sono soggette a crimini d’odio o ad un trattamento diseguale assunto dai concittadini o dalle autorità statali stesse. Basti ricordare che, non molti mesi fa, lo stato del Brunei ha dichiarato che l’omosessualità verrà punita con la pena di morte per lapidazione. Il 22 luglio non è, però, una data casuale. Il 22 luglio del 2011 si compì uno degli atti più violenti nella storia norvegese da dopo la seconda guerra mondiale. Sull’isola di Utøya Anders Breivik, un estremista di destra, aprì il fuoco contro dei giovani facenti parte della sezione giovanile del partito laburista norvegese. Ne uccise 69 e ne ferì 110. Meno di due ore prima fece esplodere un’automobile davanti gli uffici del primo ministro norvegese, uccidendo dieci persone e ferendone duecentonove.

Ma, in occasione della Giornata Contro i Crimini d’Odio, vorremmo cogliere l’occasione per parlare di quelle persone che, private di un diritto fondamentale o trattate in modo diseguale per ragioni etniche, religiose o di orientamento sessuale, sono riuscite ad apportare un cambiamento e un miglioramento delle condizioni di vita.

Con la cultura e i libri si può superare ogni ostacolo, anche l’odio. Una storia dal passato.

“Non vi è nulla da temere, ma solo da capire”. Queste sono le parole di Maria Salomea Skłodowska, meglio nota come Marie Curie, che subì le conseguenze di pregiudizi di una società maschilista. Unica donna in un mondo di uomini  nell’ambito della ricerca scientifica di inizio 900’. Per acclamazione diventa la prima Professoressa donna presso l’Università Sorbona di Parigi. Grazie alla sua devozione alla scienza, dimostra che la cultura, le scoperte,  la ricerca scientifica e i Premi Nobel non hanno sesso.

È la dimostrazione che con determinazione possono essere superati tutti quegli “ostacoli invisibili” che la società impone. Marie Curie non solo scardina quegli stereotipi, ma riesce a raggiungere vette, prima, precluse: due Premi Nobel, uno per la fisica e uno per la chimica. Nonostante sia passato un secolo, la Curie continua a essere un modello e fonte di ispirazione per quelle donne che continuano ad essere vittime ed oppresse a causa di retaggi sociali, etnici, culturali e religiosi.

Il Premio Nobel per la Pace. Una storia dal presente.

Aveva appena quindici anni quando venne colpita alla testa da un proiettile, la sua colpa? Voler estendere i diritti civili e il diritto all’istruzione a tutte le donne musulmane. Malala Yousafzai, dall’età di undici anni, riporta, attraverso un blog, le attività dei talebani pakistani contrari ai diritti delle donne. Furono proprio loro a rivendicare il tentativo di omicidio nei suoi confronti e a definirla il simbolo degli infedeli e dell’oscenità. Malala non si è tirata indietro, e con grande coraggio e determinazione continua la sua lotta a favore dei diritti delle donne, in paesi dove la donna è sottoposta ad uno stato di inferiorità rispetto l’uomo.

In occasione del suo sedicesimo compleanno è stata ascoltata presso la sede dell’ONU di New York dove ha lanciato un appello all’istruzione di tutte le bambine e i bambini del mondo. Nel 2014 è stata insignita del Premio Nobel per la Pace.  Malala ha affermato che i nostri libri e le nostre penne sono le armi più potenti, attraverso l’istruzione e i libri possono essere eliminati quei soprusi di cui, ancora, molte donne e bambine sono vittima. Malala è un esempio per i milioni di donne, che vivono una situazione di sudditanza, che potrebbero liberarsi ed emanciparsi da un sistema irrispettoso.

Dai posti riservati sull’autobus all’integrazione. La madre del movimento dei diritti civili.

Era il 1 dicembre 1955 quando una donna di colore, tornando a casa con l’autobus, rifiutò di lasciare il posto ad un uomo bianco. Quella donna era Rosa Parks. Grazie a quel rifiuto ebbe inizio una lotta non violenta contro la segregazione razziale che opprimeva i paesi del sud. Attiva nella lotta per i diritti civili e l’uguaglianza razziale, Rosa Parks è diventata un’icona, definita la madre del movimento dei diritti civili, che supportata da Martin Luther King, riuscì a scalfire quella spessa parete di razzismo. Le sue azioni ebbero una grande eco, tanto da coinvolgere le più alte sfere delle istituzioni americane.

Nel 1956 la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò incostituzionale la segregazione sui mezzi pubblici, e si aprì, così, un nuovo capitolo dell’integrazione della popolazione afroamericana. A causa del suo attivismo Rosa Parks venne bersagliata dalle frange più conservatrici della popolazione bianca ed ebbe problemi a trovare un impiego. Trovò, poi, lavoro come segretaria per il Membro del Congresso John Conyers.

Cosa potrebbe accadere in futuro?

Alla luce delle storie di personaggi che hanno contribuito, in diversi ambiti, a modificare comportamenti e atteggiamenti denigratori e discriminatori, è auspicabile che sempre un maggior numero di persone siano più sensibili, comprendano e difendano il principio della vita. Non esistono vite di serie A e vite di serie B. Ognuna di esse è importante e come tale deve trovare il suo modo personale di esprimersi, amare e vivere in armonia con gli altri.

Lo scopo della Giornata Contro i Crimini d’Odio è proprio aumentare la sensibilità in materia. E anche sostenere chi combatte ogni giorno contro ciò che vorrebbe, invece, limitare la libertà. Ogni forma di atteggiamento denigratorio e discriminatorio nasce dall’ignoranza, ed è per questo motivo che il libero accesso all’istruzione, alla cultura e ai libri gioca un ruolo di primaria importanza.

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