Roberto Arduini, se la normalità non si raggiunge con “Un chilo d’anima”

Roberto Arduini, se la normalità non si raggiunge con “Un chilo d’anima”

Roberto Arduini, conduttore di Rai Radio2, presenta il suo libro “Un chilo d’anima. Metamorfosi di un disturbo alimentare”. Un viaggio interiore capace di far riflettere e far sentire meno soli.

Un flusso di coscienza condiviso. Così potremmo definire, in estrema sintesi, il dialogo avvenuto tra Andrea Delogu (empatica e capace di trattare il tema con delicatezza) e Roberto Arduini il 9 aprile presso la libreria Feltrinelli di Roma di via Appia Nuova, in occasione della presentazione del libro del conduttore di Rai Radio2, dal titolo “Un chilo d’anima. Metamorfosi di un disturbo alimentare”, edito da Il Millimetro.

Un’emozione dalle forme variegate che ha creato una silenziosa complicità anche nel pubblico presente, coinvolto all’inizio attraverso racconti, aneddoti e stralci di letture da parte dell’autore; poi, grazie a un momento spontaneo di condivisione. Condivisione di esperienze, talvolta difficili e sussurrate per non sentirne tutta la durezza, in altri casi ribadite per dire, come ha fatto una ragazza, che “io anche ci sono passata e, si, sono fiera di dire che sento oggi di esserne uscita”.

“Un chilo d’anima. Metamorfosi di un disturbo alimentare”

Non si è trattato della classica promozione di un libro da vendere né, al contrario, di una seduta collettiva nella quale si va alla miracolosa ricerca di consigli, pareri o supporto. In poco tempo i sorrisi, le parole e i momenti più seri hanno creato un’atmosfera nella quale, senza quasi rendersene conto, anche chi era accorso per curiosità si è trovato a mettersi a nudo insieme all’autore, ancor prima che a fare domande.

E di domande ce ne sono state. Perché quello di Roberto Arduini è un libro in cui non ci si perde mai. Ci si trova ad affrontare un viaggio, tra emozioni altalenanti nelle quali molti si sono ritrovati per un aspetto o un altro. Per alcuni può trattarsi di riconoscere qualcuno, di fermarsi a riflettere. Per altri un racconto crudo o un episodio legato a un termine da sempre considerato innocuo diventa la molla per vedere sotto un altro punto di vista questioni fino ad oggi etichettate come “normali”.

Cos’è, poi, la normalità?

Se lo chiede Arduini che, nelle pagine del suo libro, si rende conto di aver cercato per tutta la vita proprio la normalità e di non averla mai trovata nonostante gli sforzi continui del bambino prima e dell’adulto poi. Perché, in fondo, questo concetto tanto ambito non significa perfezione né tantomeno essere belli agli occhi degli altri. Quanto c’è di relativo in questa parola? Quanta soggettività ci infiliamo inconsapevolmente dentro, sperando che sia questa la soluzione a tutti i problemi?

Alla soglia dei 40 anni, come racconta in “Un chilo d’anima”, Arduini vuole arrivarci normale. Ci arriverà magro, nel suo peso forma (e poi anche più giù, di molto – troppo – sulla bilancia). Ma quella sensazione di fame, letterale ma soprattutto mentale, non passa con l’arrivo di quella che sembrava essere la “normalità”. Ed è solo a quel punto, di fronte ad una fredda verità che riesce finalmente a vedere solo grazie alle parole della nutrizionista alla quale si è affidato, che l’autore si ferma a pensare a quanto lo abbia segnato tutto quello a cui ha dato peso finora. E poi a volerlo mettere nero su bianco perché “se anche avesse aiutato solo te, che sei riuscita oggi in questa libreria a parlare delle tue difficoltà, a riconoscerti, a sentire che non sei sola… Davvero, senza retorica, a me basta”.

Ed è per questa sincerità forse che, già in questi primi giorni dall’uscita, in tanti stanno condividendo le loro sensazioni. Perché parlare, ascoltare e anche imparare a fare meno commenti sul corpo degli altri è qualcosa che pensiamo troppo spesso non essere così importante. Eppure basta una voce per farne arrivare tante altre e per smuovere quel senso di anestesia che non ci aiuta a vedere.

Roberto Arduini, se la normalità non si raggiunge con “Un chilo d’anima”
Fonte foto: Il Millimetro

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