Servizio Civile, difesa della Patria e solidarietà al tempo della crisi

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Obiezione di coscienza. Così nasce il Servizio Civile, per coloro che per motivi morali o religiosi si rifiutavano di prestare servizio militare. E’, dunque, un diverso modo di difendere la Patria, il cui “dovere” è sancito dall’articolo 52 della Costituzione. Difesa che si esprime non solo attraverso la tutela dei confini dello Stato e dell’ordine interno ma anche attraverso la promozione di quei valori comuni e delle tradizioni culturali sulle quali si fonda una Nazione. A seguito della riforma delle Forze armate, nel marzo del 2001 il Parlamento Italiano istituisce con legge il Servizio Civile Nazionale, su base volontaria, aperto anche alle donne e concepito come un percorso di formazione. Oggi, per tanto, il Servizio Civile (svolto in Italia o all’estero su base) è un’importante opportunità per i giovani italiani di mettersi in gioco e di donare se stessi per la costruzione di un futuro migliore, è un’esperienza educativa e formativa che favorisce l’esercizio della cittadinanza attiva e la coesione sociale tra i giovani italiani in età compresa tra i 18 ed i 28 anni.
Dopo un trend positivo di incremento sia nel numero dei progetti presentati e finanziati sia nel numero dei volontari, dal 2008 a causa della crisi economica assistiamo di anno in anno a drastiche riduzioni dei fondi a disposizione. Qualche numero: I volontari avviati al servizio dal 2001 al 2011 sono 277.820. Nel 2006 raggiungiamo il punto più alto con 45.890 giovani  inseriti nei diversi progetti in Italia e all’estero che scende drasticamente di stagione in stagione. L’ultimo dato è dell’annualità 2011 in cui i giovani volontari sono 15.939.

Per molti giovani italiani il SC ha rappresentato davvero un punto di partenza. Si osservi infatti quanto esso ha avuto un ruolo importante nel sud e nelle isole in cui la disoccupazione ed il fenomeno della dispersione scolastica rappresentano una vera e propria emergenza sociale molto più che altrove. Il valore della solidarietà è un tratto distintivo assai peculiare nella storia del popolo italiano. La partecipazione e l’impegno a favore del prossimo, il volontariato e l’associazionismo trovano qui radici secolari che affondano nei valori cristiani e nella specificità della tradizione medievale e rinascimentale delle corporazioni e dei comuni. Non si capisce, dunque, la scelta di andare a tagliare proprio i fondi destinati al SC. Dopo un anno di sosta, il 2012 , nel quale per la prima volta  non è stato presentato un bando nazionale, nel 2013 assistiamo ad una riduzione del 23% circa con un numero totale di 15.466 i volontari finanziati per l’Italia e per l’estero, rispetto ai 20.123 di due anni fa. La scorsa settimana il Ministro Cecile Kyenge ha espresso tutta la sua soddisfazione per la pubblicazione del nuovo bando. Peccato che ciò sia stato assolutamente in contro tendenza con i commenti degli enti. Vita.it, una delle testate giornalistiche più importanti del terzo settore, dice che “..in questi termini dal punto di vista generazionale il Scn non è più un’esperienza di nicchia, è semplicemente un’esperienza insignificante”, considerati gli appena 879 giovani attualmente in servizio.

Anche in tempi di Spending Review ci si aspetterebbe da parte di coloro che governano un po’ di buon senso in più. E’, infatti, un dovere della Repubblica sostenere ed incoraggiare lo spirito di partecipazione alla vita sociale e democratica dello Stato. Una perdita in termini sociali per lo Stato. Una perdita in termini personali, culturali e professionali per i giovani italiani. Evidentemente la lungimiranza non è sempre il criterio adottato nelle decisioni politiche ed economiche di questo Paese.

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