Riforma del terzo settore: intervista a Marco Griffini di Aibi

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Discutere di terzo settore con i protagonisti, gli addetti ai lavori che in Italia si spendono quotidianamente per le categorie svantaggiate

Una delle prime misure del Governo Renzi ha messo in cantiere la riforma del Terzo Settore, proponendo agli attori del privato sociale delle linee guida per attuare le necessarie modifiche alla legislazione attuale, al fine di promuovere e valorizzare quel principio di sussidiarietà sancito costituzionalmente nell’Art. 118 che, fino ad oggi, ha risentito fortemente sia di una eccessiva frammentazione legislativa che del taglio indiscriminato dei fondi. In occasione della conferenza stampa di commento al risultato elettorale delle elezioni europee, Renzi ha sottolineato come il Governo consideri la legge delega del Terzo Settore uno dei punti fondamentali della legislatura, “un tema che voi giornalisti”, dice il Premier, “avete sottovalutato ma che per noi è centrale nell’azione di Governo perché chiarisce come pensiamo al ruolo della società e a quello della politica. La società è il motore del cambiamento”. Le linee guida redatte insistono sull’idea di ripensare il welfare favorendo modelli di assistenza del privato-sociale. In costante crescita negli ultimi 10 anni, il Terzo Settore rappresenta, dunque, un mondo al quale è necessario guardare con tutto l’interesse e l’importanza del caso, soprattutto in un momento storico nel quale l’Italia e l’Europa subiscono i contraccolpi di una dura crisi economica, dalla quale si fatica ad uscire.

Ne parliamo con Marco Griffini, Presidente Nazionale dell’Associazione AiBi, Amici dei bambini.

Presidente Griffini, ci racconta in poche parole cosa è Ai.Bi., di chi e cosa si occupa e perchè?

marco griffini aibiDopo aver portato a termine nel 1983 la nostra prima adozione, mia moglie Irene ed io, con il sostegno di due padri spirituali, Don Carlo Grammatica e Padre Mario Colombo, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) in Brasile, abbiamo deciso di accompagnare altre coppie nel percorso di accoglienza di un figlio adottivo, aiutandole a compiere il più grande atto di giustizia concepibile per un essere umano. Da allora lottiamo senza pausa perché ogni bambino abbandonato veda soddisfatto il suo diritto a essere accolto da una famiglia, nella doppia veste di Ente autorizzato alle adozioni internazionali in 31 Paesi nel mondo, e di Ong con 58 progetti di cooperazione internazionale in 15 Paesi. Resta ancora molto da fare, perché l’abbandono cresce a ritmi vertiginosi: ogni 15 secondi un bambino viene abbandonato.

In questi mesi, il Governo Renzi sembra aver messo al centro della propria agenda politica la riforma del Terzo Settore. Cosa ne pensa? Quali sono le priorità, secondo Lei?

Negli scorsi mesi il Presidente Renzi si era espresso circa la necessità di mettere mano, nell’ambito della Riforma del Terzo Settore, anche all’adozione internazionale, da lui stesso definita “arzigogolata e confusa”. Questa preoccupazione è stata rinnovata dal ministro Boschi di ritorno dal Congo con i bambini adottati dalle coppie italiane. Una necessità di riforma di cui Ai.Bi. si fa promotrice da molto tempo con il manifesto “Oltre la crisi. Più famiglie e più adozioni” cui è seguita una proposta  di legge di riforma della disciplina dell’adozione internazionale che giace da più di un anno in Parlamento. Rammarica osservare che la questione della riforma resta, ad oggi, lettera morta.

aibi sostegno a distanza

Da dirigente nazionale di una ONG, come valuta il mondo del terzo settore in Italia, è un settore in cui poter investire, in cui si può crescere, svilupparsi anche professionalmente?

Certamente sì, purché ci sia la volontà di impegnarsi per una causa e non solo di fare un lavoro diverso dal solito.

Provo a spiegarmi meglio. Il lavoro in una ONG ha senza dubbio almeno due aspetti fondamentali differenti rispetto al lavoro nel profit. Le retribuzioni sono generalmente inferiori ed è necessaria una maggiore attenzione agli altri e una buona capacità di coinvolgimento perché si ha a che fare non solo con personale retribuito ma anche con volontari.

Inoltre, l’ambito del sociale è probabilmente il settore che in questi anni sta conoscendo un tasso di innovazione e di espansione tra i più elevati e, al contempo, una contrazione di risorse drammatica a fronte di bisogni in crescente espansione, anche per la precipitosa ritirata delle pubbliche amministrazioni da parecchi fronti di emergenza sociale.

Per il complesso di questi motivi, le sfide professionali che si offrono nel terzo settore sono a mio avviso estremamente stimolanti sia dal punto di vista delle abilità più strettamente tecniche sia dal punto di vista delle doti personali in termini di capacità di fare squadra, di flessibilità e di resistenza allo stress. L’ambiente in cui ci si trova ad operare può arrivare a livelli di complessità ben superiori a quello in cui si trovano molte aziende profit. A chi ha dunque voglia di mettersi in gioco davvero, direi come persona oltre che come professionista, il terzo settore sa certamente offrire sfide stimolanti e grandi spazi di crescita. A chi invece vorrebbe cercarsi un posto di lavoro tranquillo, una sorta, mi si passi il paragone, di oratorio retribuito, probabilmente il terzo settore si rivelerà un luogo di lavoro decisamente troppo complicato.

Questo è peraltro quello che rispondo agli ormai sempre più numerosi manager o tecnici del profit, che mi chiedono consigli per entrare nel terzo settore.

aibi legge adozioni

Dando uno sguardo generale al tema delle adozioni negli ultimi mesi si sono verificate molte frizioni nelle relazioni tra diversi paesi, mi viene da pensare alle questioni sollevate dalla Russia, al Congo. Quali sono secondo lei, le difficoltà e gli impedimenti che portano a gestire le adozioni internazionali con tanta fatica? Quali secondo lei le possibili soluzioni?

Nella gestione dei rapporti con i Paesi di origine esistono senza dubbio criticità. Nel disegno di riforma di Ai.Bi. si dà una risposta chiara, contemplando un ruolo chiave del ministero Affari Esteri, con il trasferimento alla Farnesina della Commissione Adozioni Internazionali; in secondo luogo è necessario prevedere l’attribuzione della competenza sulle adozioni internazionali a un funzionario presso ogni ambasciata italiana nel mondo. Queste e altre misure hanno la specifica finalità di rendere più trasparenti i rapporti tra Stati e più rapide le procedure, così che l’adozione internazionale possa diventare una grande operazione di cooperazione internazionale di lotta all’abbandono minorile.

Parlando dell’Italia invece, a che punto siamo con le adozioni nel nostro paese? Cosa andrebbe fatto secondo lei e soprattutto da chi?

In Italia abbiamo 1900 minori dichiarati adottabili ma ancora in attesa di una famiglia. La legge 149 del 2001, pensata per garantire ai minori il diritto ad una famiglia, stabilisce all’articolo 40 l’istituzione presso il Ministero della Giustizia di una banca dati, fruibile da tutti i Tribunali per i Minorenni e da aggiornare trimestralmente, relativa ai minori dichiarati adottabili e alle coppie aspiranti all’adozione. Uno strumento concepito per agevolare l’incontro fra bambini adottabili e famiglie disponibili. Nell’inerzia del Ministero della Giustizia, Ai.Bi. ha condotto e vinto nel 2013 una battaglia decennale per l’istituzione della banca dati. Nonostante questo atto formale, però, la banca dati non ha trovato concreta applicazione e resta lettera morta. Un caso paradossale, perché nel frattempo quasi 2000 bambini restano senza famiglia. Esiste poi il problema dei minori fuori famiglia: le ultime stime parlano di 35mila minori. Quanti di questi potrebbero essere adottati se ci fosse una cultura della magistratura minorile più orientata a favore dei diritti dei minori e non della salvaguardia del mito della famiglia di origine. Se venisse applicata integralmente la legge 149 del 2001 un minore, dopo un periodo di tempo non superiore ai 4 anni, potrebbe tornare nella famiglia di origine o trovare accoglienza in una famiglia adottiva. Ma questa legge non viene applicata e così in Italia migliaia di minori vivono in un limbo inaccettabile!

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