Martin Scorsese, storia di un “genio scatenato”

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Martin Scorsese, “genio scatenato” del grande schermo

Martin Scorsese. Cinquant’anni di carriera di uno dei registi del secolo, che non ha mai smesso di raccontare storie cruente e magnifiche di appartenenza, radici, percorsi di crescita, legami di sangue, quasi mai edificanti.

Nelle sale italiane dal 12 gennaio, Scorsese torna ancora una volta a interrogarsi sulla Fede con Silence, dedicato alle persecuzioni anti-cristiane nel Giappone del XVII secolo.

Un killer da quattro soldi bacia la sua rivoltella e spara. Riuscirà ad uccidere? Un cameo che Martin Scorsese tiene per sé nel finale di Mean Streets, come a voler esorcizzare il destino criminale che è riuscito ad evitare, a differenza di molti suoi amici d’infanzia.

Martin Scorsese, “genio scatenato” del grande schermo

Nel cinema di Scorsese ci sono molti delinquenti. Era così la Little Italy di quando era ragazzo. C’è molta religione. A 11 anni l’ammirazione per un suo insegnante alle scuole cattoliche lo fa pensare al sacerdozio. C’è molta musica. La venerazione per Elvis Presley gli fa cambiare idea e, chissà, lo indirizza sulla via artistica. La sua opera risentirà sempre del legame diretto con la sua storia personale e con la dura realtà in cui è cresciuto. In mezzo secolo, il suo cinema non smetterà mai di parlare di radici, appartenenza, percorsi di crescita, legami di sangue, quasi mai edificanti.

La storia

Martin Charles Scorsese nasce a New York il 17 novembre 1942. Suo padre Charles lavora nell’abbigliamento; sua madre, Catherine Cappa, è sarta. Entrambi originari della provincia di Palermo. Fino a 8 anni il suo orizzonte sono le villette a schiera di Long Island, nel Queens. Nel 1950, un rovescio economico costringe la sua famiglia a tornare a Manhattan, in quella Elizabeth Street, la via degli immigrati siciliani, da cui era riuscita ad allontanarsi anni prima. A quei tempi, Little Italy è un ghetto. Martin e il fratello maggiore Frank cresceranno lì. Lunghe crisi d’asma spesso lo costringono in casa, davanti alla tv. Si appassiona così al cinema, dapprima hollywoodiano, per poi innamorarsi del Neorealismo. Una passione che testimonierà, decenni dopo, nei suoi documentari Un secolo di cinema – Viaggio nel cinema americano di Martin Scorsese (1995) e Il mio viaggio in Italia (1999).

Fin da bambino si domanda perché mai al centro del quartiere italiano sorga la Cattedrale di San Patrizio, un santo irlandese. Scoprirà poi che, agli inizi del ‘900, gli irlandesi erano stati cacciati dagli italiani, dopo una battaglia campale per il possesso della zona. A loro volta, gli immigrati irlandesi, 4 decenni prima, avevano strappato allo stesso modo il territorio ai wasp protestanti, che non si facevano scrupolo di proclamarsi “americani per nascita”. Il bisogno di realizzare Gangs of New York (2002), per raccontare questa storia, nasce quindi nell’infanzia.

Martin Scorsese, “genio scatenato” del grande schermo

Lo schermo

È Harvey Keitel il primo attore simbolo dell’universo scorsesiano. È lui il protagonista del semiamatoriale Chi sta bussando alla mia porta? (1967) realizzato ampliando la pellicola in 35 mm con cui Martin, dopo il Bachelor of Arts, conclude il suo master alla scuola di cinema della New York University. Il successo del film gli vale l’approdo alla corte di Roger Corman, il re del cinema indipendente degli anni ’60, che produrrà America 1929: Sterminateli senza pietà (1971), con David Carradine e Barbara Hershey. Il giovane regista trapianta lo spirito della contestazione nella crisi del ’29, raccontando le gesta di una banda di piccoli rapinatori/contestatori.

Ed arriva Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno. Corman vorrebbe ambientarlo nel mondo della criminalità afroamericana, per sfruttare il successo del nascente genere Blaxploitation. Ma Scorsese è impaziente di confrontarsi nuovamente con le proprie radici. Senza nulla che lo leghi all’Italia, ebreo originario dell’Europa orientale, Keitel è ancora una volta perfetto nel ruolo di Charlie Cappa (nome del padre, cognome della madre di Martin) giovane “mangiaspaghetti”, combattuto tra le “responsabilità” che è chiamato ad assumere nella gerarchia mafiosa ed un disperato bisogno di redenzione. Martin muove la cinepresa tra le strade di Little Italy, scandaglia processioni religiose, messe, cene “di famiglia”, risse da bar, sparatorie, con taglio quasi documentaristico e antropologico. Per interpretare il compagno folle e scapestrato di Charlie, Johnny Boy, il regista impiega un giovane attore presentatogli dall’amico e collega Brian De Palma: Robert De Niro. Nasce uno dei sodalizi più importanti della storia del cinema.

Taxi Driver, gli anni ’70 e ’80

Taxi Driver, tre anni dopo, è la consacrazione di entrambi. I personaggi border line scorsesiani non sono più disposti a subire. Il reduce del Vietnam Travis Bickle non ha istruzione, subisce il proprio lavoro, si sente truffato dalla politica. Decide dunque di trasformarsi in giustiziere. Compie il percorso inverso il Jake Lamotta di Toro scatenato (1980). Da eroe a loser, vittima della propria ambizione accecante. Nel ruolo del timido fratello del campione, il terzo emblema del cinema di Scorsese, Joe Pesci.

Martin Scorsese, “genio scatenato” del grande schermo
Robert DeNiro in Taxi Driver — Image by © Steve Schapiro/Corbis

Nella seconda metà degli anni ’70 è la musica a dominare la poetica del regista: il musical New York, New York (1977) con De Niro e Liza Minnelli; L’ultimo valzer (1978) film cronaca dell’ultimo concerto del gruppo The Band.

Gli immeritati fiaschi di Toro Scatenato (1980) e Re per una notte (1983) aprono un periodo travagliato per il cineasta, provato da problemi di salute e tossicodipendenza. Fuori orario (1985), l’odissea notturna dello yuppie Griffin Dunne che esce per una notte brava e si trova invischiato in un vortice di eventi sempre più incontrollato, appare come una metafora amaramente ironica degli ultimi anni del regista. Dopo aver girato su commissione Il colore dei soldi (1986), nel 1988 torna a pensare in grande con L’ultima tentazione di Cristo. Il ritorno alla grande ispirazione autoriale non poteva che passare per la Fede.

La ditta Scorsese-De Niro-Pesci torna a riunirsi alla grande per Quei bravi ragazzi (1990), capolavoro incentrato sul mondo del ceto impiegatizio del crimine, che vale a Joe Pesci un Oscar, e ancora nel 1995 con Casinò, storia di boss rovinati dall’avidità.

Martin Scorsese, “genio scatenato” del grande schermo

Dal 2000… A oggi

Negli anni 2000 Scorsese incontra il suo quarto attore-simbolo: Leonardo Di Caprio. Una collaborazione lunga (per il momento) cinque film. Non fa, come è noto, conquistare l’Oscar a Di Caprio, ma vale, finalmente, al regista la sua prima statuetta nel 2007, a 64 anni e dopo una carriera straordinaria, con The Departed, in cui dirige anche Jack Nicholson, Matt Damon Mark Wahlberg e Martin Sheen. Ancora una volta, meglio tardi che mai.

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