Emoticon ed Emojii, la psicologia diventa cyber

Emoticon ed Emojii, la psicologia diventa cyber

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Emoticon ed Emojii, la psicologia diventa cyber

Un team di esperte in psicologia ha dato l’avvio ad un progetti di analisi della comunicazione digitale tramite “utilizzo di emoticon ed emojii”.

Siamo nel 2017, in piena immersione nel mondo di internet, con i suoi social network e le applicazioni di messaggistica online come Whatsapp o Telegram. E’ inevitabile che la digitalizzazione delle comunicazioni abbia portato dei cambiamenti considerevoli nelle persone stesse. La psicologia non può trascurare questo aspetto quando si trova ad analizzare il comportamento umano nell’epoca in cui viviamo.

A sottolinearlo sono tre psicologhe, Linda K. Kaye, Helen J. Wall e Stephanie A. Malone, che hanno condotto uno studio pubblicato sul magazine Trends in cognitive sciences.

Nello studio viene sottolineato come la comunicazione nell’era degli SMS non è solo testuale. Ciò è dovuto alla normale tendenza umana a servirsi di una comunicazione sia verbale che non verbale.

Le emojii

Ecco perché abbiamo visto esplodere il fenomeno delle emojii, simboli pittografici utilizzati sia nei messaggi che nelle e-mail. Si tratta di figure di vario tipo: faccia triste, arrabbiata, pensierosa, addormentata. Alle faccine si sono uniti poi molti altri disegni stereotipati: oggi gli utenti hanno davvero l’imbarazzo della scelta per esprimersi quando scrivono messaggi. Forse ricorderete che prima delle emojii sono nate le emoticon, negli anni ‘80. Gli emojii invece risalgono agli anni ‘90 e sono nati grazie ad un lampo di genio di un’azienda giapponese.

Il fatto che ci sia un uso così intenso e frequente di questi disegni colorati offre agli psicologi una miniera enorme di dati da analizzare. Anche l’uso delle emoticon, insomma, diventa un fattore da tenere in considerazione quando si analizza il comportamento umano. Nel 2017 ormai questo è chiaro.

La ricerca

Linda K. Kaye, Helen J. Wall e Stephanie A. Malone hanno proposto quindi un’analisi dell’uso delle emoticon dal punto di vista cognitivo, considerandole come una via di mezzo tra la comunicazione verbale e quella non verbale. Al centro delle indagini delle studiose c’è la comunicazione digitale, un terreno sconfinato dalle molteplici sfumature, molte delle quali sono ancora da scovare e soprattutto esplorare.

Secondo le psicologhe, quando vengono utilizzate le emojii si attiva la circonvoluzione frontale inferiore destra, ma anche quella sinistra. Il giro frontale sinistro di norma si attiva al momento della comunicazione verbale.

Le emojii hanno un compito molto importante, infatti aiutano il destinatario del messaggio a decifrare meglio il tono della comunicazione, andando a sostituire espressioni e gesti che troviamo nella comunicazione verbale. Che conseguenze ha tutto ciò in termini di percezione e valutazione emotiva della comunicazione?

Le psicologhe hanno intenzione di confrontare comunicazioni offline e online, cercando di capire se l’utilizzo di emojii comporta un investimento a livello emotivo e neurologico.

La sfida lanciata da queste ragazze è ambiziosa e interessante. Se arriviamo a capire meglio certi aspetti della comunicazione digitale possiamo anche trovare delle risorse nuove per capire la nostra società, che è a tutti gli effetti una società digitale.

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