Ventotene Film Festival: l’arte come cammino per l’integrazione

Ventotene Film Festival: l’arte come cammino per l’integrazione

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Ventotene Film Festival: l'arte come cammino all'integrazione

Si chiude il 2 agosto la 23esima edizione del Ventotene Film Festival: tra piccole perle, genuinità, storie e integrazione.

Bastano soltanto un paio di giorni a Ventotene per capire due cose. Innanzitutto si tratta di un posto speciale: pur essendo particolarmente apprezzata dai turisti conserva ancora una sua genuinità. Poi, il Ventotene Film Festival ha fondate ragioni per essere l’evento più atteso dell’isola laziale.

Riguardo il primo punto non c’è bisogno di spiegazioni. La bellezza di Ventotene salta infatti agli occhi fin dal primo sguardo. Il secondo aspetto invece è una sorpresa piacevole. Ma lo è intanto per l’ospite, perché i ventotenesi sono ormai abituati all’incontro che ogni anno porta il cinema e altre manifestazioni artistiche e intellettuali nell’isola. Questa, infatti, è l’edizione numero ventitré del Ventotene Film Festival.

Ventotene Film Festival: emozioni e grande schermo

La mia prima sera, quella del 26 luglio, è stata si può dire multiculturale. Tre dei sei rifugiati membri della giuria del concorso #Open Frontiers#, hanno fatto capire a turisti e locali, che la loro presenza nel bel paese è innanzitutto un dono e una possibilità.

Prima di loro, però, Roberto Zaccaria, Presidente del Consiglio Italiano dei Rifugiati, l’Assessore della Regione Lazio alle Politiche sociali, Rita Visini, e l’Onorevole Sandra Zampa (Pd), firmataria della legge a tutela dei minori stranieri non accompagnati, facevano un appello fondamentale in questo periodo in cui il tema è tanto caldo. Un appello non al ‘buonismo’, ma alla lunga veduta e al senso comune che permettono di vedere negli stranieri delle risorse importanti.

Dopo una pausa per cenare, è stata la volta dell’emozionate premiazione del #Open Frontiers#, vinto da Amerika square, film del regista Yannis Sakaridis, che ci ha commosso con una pellicola magari non politicamente corretta, ma molto umana. La targa è stata ritirata dall’attore Vasilis Koukalan.

La serata è continuata e il pubblico ha goduto della proiezione del film, caratterizzato dalla sua dinamicità e da una fotografia ben curata.

Piccole perle

La seconda sera, quella del 27 luglio, è stata invece riempita da un’aria francese, anche se d’essenza siciliana. Gli organizzatori del Ventotente Film Festival 2017, hanno infatti regalato agli spettatori una piccola perla: la proiezione di Sicilian Ghost Story, film che quest’anno ha aperto la 56esima edizione della ‘Semaine de la Critique’, prestigiosa sezione parallela del Festival di Cannes.

Ad aprire la proiezione i registi palermitani Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, – affiancati dallo scrittore Marco Mancassola, il cui libro “Non saremo confusi” ha ispirato la pellicola – i quali hanno spiegato il loro lavoro nei dettagli. La sfida intrapresa non era semplice: andare oltre la cronaca per raccontare, di modo diverso, la storia di Giuseppe Di Matteo, un bambino ucciso dalla mafia, a Palermo, dopo 25 mesi di prigionia.

“Abbiamo sin da subito voluto trovare una chiave di lettura che andasse oltre il realismo, oltre la dimensione della vita. Volevamo una Sicilia diversa fatta di boschi, di ombre, insomma volevamo riportare su grande schermo un paesaggio metafisico siciliano”, hanno rivelato i due registi.

La sera del 28 luglio, mentre si teneva la sezione “Dialoghi al tramonto” per parlare sull’Europa e su Brexit, ero già sul traghetto verso Formia. Dovevo tornare a casa.

Domani, 2 agosto, finisce il Ventotente Film Festival 2017, e sebbene sarò in terra ferma sarà facile immaginare quelli che sotto le stelle e con un vento piacevole proveranno la gioia di essere . A Ventotene: la culla dell’Europa.

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