Col permesso di Genny

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Pare che il prossimo campionato di serie A inizierà con una settimana di ritardo rispetto al previsto, infatti Genny quella settimana sarà in vacanza, quindi meglio aspettare il suo ritorno, potrebbe altrimenti rimanerci male.

Non vorremmo mica fare incazzare “la carogna” per l’amor di Dio. Una personcina così a modo che decide se è il caso o meno di disputare una finale di un avvenimento calcistico io non la farei proprio inalberare. In questi giorni si sta anche definendo un nuovo ruolo di giocatore, infatti dal prossimo campionato le squadre dovranno necessariamente avere in rosa un elemento con spiccate capacità negoziali, ovvero abile nel “trattare” con i propri capi ultrà e che riesca a trovare argomentazioni valide per riuscire a far placare gli animi di questi “gentiluomini”.

Ironia a parte, il calcio italiano per l’ennesima volta dimostra una credibilità pari a 0 e continuiamo ad esportare all’estero un immagine sempre più disastrata. Sulla “questione” calcio e tifoserie si sono scritti trattati e spese milioni di parole ed è molto facile, nelle varie analisi, cadere nella retorica e nella banalità. Le società ostaggio delle tifoserie, le tifoserie organizzate finanziate dai club, gli stadi utilizzati dagli ultras per manifestazioni di potere, le politiche di prevenzione, i Daspo, le dichiarazioni di circostanza dei vertici del calcio italiano e della “mediocre” politica, tematiche trattate con estrema puntualità ogniqualvolta si verifica l’evento “tragico” e sempre con la stessa estrema puntualità ci si accorge che ogni rimedio che si tenta di adottare risulta poi vano. Adesso credo che sia arrivato il momento di dire basta. Ma non un semplice basta. Occorre dare un segnale potente ed impetuoso, fermiamoci!! Un anno, due, il tempo necessario per provare  a riformare seriamente il mondo del calcio e il “marcio” che lo circonda. Proviamoci!! È intollerabile vedere pseudo tifosi inneggiare la libertà di criminali, decidere i tempi e le modalità degli eventi, denigrare con cori razzisti (che non dobbiamo confondere con i sani sfottò da stadio) gli avversari. Lo stadio non è un posto per famiglie e bambini, questo è inaccettabile. Allontaniamoci da questo lento ed inesorabile declino, altrimenti la prossima vittima non sarà né un poliziotto, né un tifoso ma il calcio italiano stesso.

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