Estate: filmografia arbitraria

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Campionatura in ordine sparso, disorganica e assolutamente non esaustiva
di film legati all’estate

“Non aprite quella porta” di Tobe Hooper (1974)
Architrave dell’horror, è il film che ha rovinato la piazza agli autostoppisti di tutto il mondo. Il massacro di Texas Chainsaw è una finta “storia vera”, con cinque villeggianti che si imbattono in una famiglia di serial killer cannibali. Il genere si modernizza in un secondo: la mostruosità non si annida più nei castelli della Transilvania assediati dal gelo ma va in scena in pieno sole, dentro il fresco delle case del placido profondo South, dove ci si ripara dalla calura e si allestiscono mattatoi fai-da-te. L’islandese Gunnar Hansen, camicia a mezze maniche, cravatta, maschera di cuoio e motosega, diventa un emblema. Capostipite di una saga-cult.

“Sapore di mare” di Carlo Vanzina (1982)
I Vanzina scoprono l’uovo di Colombo: rompere i ponti con gli anni ’70 raccontando gli anni ’60. Copione leggero ma degno di questo nome, giovani che interpretano giovani e adulti che interpretano adulti, una certa accuratezza nella ricostruzione “storica”. Calà e De Sica Jr talmente in parte da non uscirne più per anni. L’insieme è nobilitato dalla presenza di Virna Lisi. Dopo di che, per gli autori inizia una lunga immersione nello scult.

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“Weekend con il morto” di Ted Kotcheff (1989)
Una villa sull’oceano, due nerd, un killer, uno yuppie cadavere. Il regista di Rambo confeziona una commedia che fa epoca, riversando una valanga di humour nero sul solito canovaccio giovanilistico-vacanziero. Satira del rampantismo anni ’80 ma l’estetica è in anticipo sui tempi e appartiene tutta al decennio successivo. Azzeccatissimi dialoghi, musiche, ambientazione, interpreti (subito spariti).

“La finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock (1954)
La forzata estate in città di un fotografo con gamba ingessata. Colori caldissimi, radio che gettano swing a tutto volume, bambini che schiamazzano, cocktail, feste, cene romantiche, schermaglie sentimentali, pettegolezzi. E un vicino che squarta la moglie e ne semina i pezzi per la città. Senza che il tutto perda i toni della commedia sofisticata. Sir Alfred cerca e trova la perfezione cinematografica. Si potrebbe vedere senza audio e non sfuggirebbe una virgola. Mimica inesauribile di James Stewart. Grace Kelly abbagliante, in un personaggio che nel racconto di Cornell Woolrich non esiste. L’assassino Raymond Burr diventerà presto Perry Mason. Una vetta della storia del cinema.

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“Dove vai in Vacanza?” di Mauro Bolognini/Luciano Salce/Alberto Sordi (1978)
Tipico film a episodi come si usava “allora”. La parte del leone neanche a dirlo è del fruttarolo Sordi e delle sue “Vacanze intelligenti”. Coppia Bolognini-Tognazzi spaesatissima. Alti livelli di comicità anche per Paolo Villaggio, falso esperto di caccia grossa in Africa coinvolto in un omicidio, diretto da un regista che sapeva guidarlo come nessun altro: Luciano Salce.

“Lo squalo” di Steven Spielberg (1975)
I bagnanti ignari, la soggettiva del mostro, le urla, l’acqua rossa. I numerosi sequel sono un armamentario di clichè. Ma questa travagliatissima produzione che consacra il primo Re di Hollywood nato dopo la guerra è soprattutto una discesa nella lotta ancestrale dell’uomo contro la natura. Il modello di riferimento letterario è chiaramente “Moby Dick”. Intuizione geniale di John Williams sulla colonna sonora. Il granitico Robert Shaw ha il monologo della vita (scritto da lui). Dio sa perché Roy Scheider e Richard Dreyfuss non abbiano mai sfondato del tutto.

“Casotto” di Sergio Citti (1977)
Il tradizionale rito romanesco del Ferragosto a Ostia si incontra e si scontra con la rivoluzione sessuale. Due allievi di Pasolini (Citti e Vincenzo Cerami) fanno sfilare un cast surreale ed eterogeneo in una cabina sulla spiaggia, in una sorta di “Decameron” alla vaccinara, retto da una comicità scorrettissima e oltremodo spinta. Un anno dopo “Taxi Driver”, Jodie Foster è ancora una giovanissima sbandata. Stavolta a vegliare su di lei, al posto di De Niro, c’è Gigi Proietti. Ancora oggi per soli adulti.

“Un sacco bello” di Carlo Verdone (1980)
Dal cabaret alla tv sotto l’egida di Enzo Trapani, la potenza satirica di Verdone cresce per tutti gli anni ’70 e fa il botto in un esordio esilarante nel segno del Leone. Un pugno di personaggi in un infuocato 14 agosto romano. Perfetto meccanismo comico ma anche riflessione profonda sulla solitudine umana. Alla fine, ci pensa un’esplosione a scuotere la quiete afosa, ricordando a tutti che siamo ancora negli anni di piombo. Grande protagonista, grandi comprimari. Musiche, ovviamente magistrali, di Ennio Morricone.

“Fa’ la cosa giusta” di Spike Lee (1989)
Quando l’asfalto e le teste si surriscaldano, le conseguenze non sono prevedibili. O forse lo sono troppo. Brooklyn nella giornata più rovente dell’anno non è il miglior posto del mondo per discutere se una pizzeria italiana con clienti neri debba tenere sul muro foto di celebrità italiane o afroamericane. Spike Lee, Danny Aiello, Samuel L. Jackson, John Turturro, Giancarlo Esposito, Rosie Perez, Bill Nunn rivelano per l’ennesima volta all’America che esistono le tensioni razziali, due anni prima del pestaggio di Rodney King. Come tutti i film che analizzano questi temi, in America incontra problemi (viene riabilitato in seguito). Ma “Fight the power” diventa una hit di fine decennio.

“Il sorpasso” di Dino Risi (1962)
Siamo nel secolo atomico, ormai la velocità del mondo è cambiata. Non c’è più tempo per fare conoscenza a ritmi tradizionali. Due estranei soli a Ferragosto si incrociano e subito sfrecciano insieme sull’Aurelia (via e automobile), verso il nulla. Dino Risi firma un manifesto della commedia all’italiana, raccontando le estati del Boom che trascorrono tra spiagge della Versilia, ristoranti rumorosi, juke-box e stazioni di servizio. Gassman ha recuperato pienamente il tempo sprecato a inizio carriera; Jean Louis Trintignant costruisce un personaggio che sembra destinato a tutt’altro e che spiazza anche dopo la centesima visione.

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