Ambra Jovinelli, l’omaggio al Sogno del grande Eduardo

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In scena fino al 19 aprile all’Ambra Jovinelli, Sogno di una notte di mezza sbornia ha conquistato il pubblico romano grazie alla regia di Armando Pugliese e alle interpretazioni di Luca De Filippo e Carolina Rosi

In questa stagione teatrale ormai agli sgoccioli, l’Italia intera ha celebrato il genio di Eduardo De Filippo scomparso trent’anni fa. Sul palcoscenico si sono misurati attori e registi che, se da una parte hanno riproposto al pubblico le pièce eduardiane restituendone fedelmente lo spirito, dall’altra hanno percorso strade più provocatorie, demolendo di fatto l’impostazione drammaturgica originaria attraverso intuizioni più o meno felici. L’esempio più eclatante è stato Natale in casa Cupiello di Antonio Latella il quale, sfidando i canoni estetici del suo teatro, ha impostato la regia per far sì che il testo deflagrasse tutta la sua intrinseca potenza.

In questo sostanzioso pot-pourri, dove la preferenza è stata accordata a opere (forse) più apprezzate perché figlie della sua maturità intellettuale (Il sindaco del rione Sanità, Napoli milionaria, Filumena Marturano), Luca De Filippo ha scelto di portare in scena Sogno di una notte di mezza sbornia, figlia di un preciso percorso tematico che culminerà con l’allestimento di Non ti pago.

In scena all’Ambra Jovinelli di Roma fino al 19 aprile, la commedia è frutto di un attento lavoro di rielaborazione, da parte di Eduardo De Filippo, de La fortuna si diverte, scritta nel 1933 da Athos Setti. Un testo così fresco e così genuinamente adattabile alle più disparate esigenze drammaturgiche che diversi autori e registi, tra cui Ettore Petrolini, decisero di rappresentare a teatro assecondando, però, le proprie necessità.

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In una Napoli che potrebbe essere tranquillamente quella dei giorni nostri (se non fosse per i costumi di scena che ci trasportano invece indietro nel tempo), la famiglia Grifone “tira a campare”. Pasquale è un facchino che spesso si lascia andare a qualche goccia di troppo di vino, la moglie Filomena è una perfetta casalinga e attenta risparmiatrice dei pochi soldi guadagnati. Dei due figli solamente Arturo lavora in una bottega.

A cambiare la loro vita ci pensa Dante Alighieri, di cui Pasquale conserva gelosamente un busto in casa. Infatti, in sogno, il Sommo Poeta suggerisce al povero facchino quattro numeri vincenti da giocare al Lotto e divenire così milionario. Unica “controindicazione”: quegli stessi numeri rappresentano anche il conto alla rovescia all’ora della sua morte.

Nonostante il sarcasmo sfacciato di moglie e figli, abituati alle sbornie moleste dell’uomo, la premonizione di Dante Alighieri si avvera e così la famiglia Grifone si intasca 600 milioni di lire. Da una catapecchia in cui erano confinati, i quattro protagonisti si trasferiscono in una sfarzosa dimora napoletana con tanto di servitori, Assunta e Giovanni. Tutti gioiscono tranne uno, ovviamente. Perché adesso Pasquale teme che, quanto detto da Dante sulla sua morte, sia veritiero.

Così, mentre la famiglia è in giubilo e si gode i quattrini spendendo a più non posso, per lui inizia un tragicomico conto alla rovescia…

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Funziona perfettamente l’impianto scenico e drammaturgico del “Sogno di una notte di mezza sbornia”. Una perfetta macchina a orologeria che il regista Armando Pugliese ha confezionato su misura, valorizzando le irresistibili interpretazioni di Luca De Filippo e della “moglie” Carolina Rosi. Grazie anche all’uso sapiente di temi musicali, Pugliese affonda e rinvigorisce il genere farsesco della commedia. Infatti, pur non essendo una pièce satiricamente feroce come altre opere successive, “Sogno di una notte di mezza sbornia” ha in sé un’infinità di rivoli tematici che ritroveremo successivamente: le premonizioni, i fantasmi, i sogni, la smorfia, la superstizione, gli opportunisti.

Con la sua solita ironia graffiante, l’umorismo nero e un attento uso del dialetto sviscerato nelle sue forme, Eduardo De Filippo ci restituisce con estrema lucidità e disincanto il lato tragicomico dell’uomo, una macchietta alla perenne ricerca di fortuna.

Per chi ama il teatro di Eduardo De Filippo e soprattutto per chi è alle prime armi con la sua drammaturgia, Sogno di una notte di mezza sbornia è uno spettacolo da non perdere, grazie anche alla sua stratificazione esegetica. Nessuno è tenuto a scendere in profondità, a toccare tutti i livelli interpretativi offerti. Ci si divertirà comunque.

 

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