Il 30 luglio 1950 nasce Gabriele Salvatores, uno dei registi italiani contemporanei più importanti e riconoscibili, vincitore dell’Oscar per Miglior Film Straniero nel 1991

Compie oggi sessanticinque anni, il regista e sceneggiatore Gabriele Salvatores. Vincitore del Premio Oscar nel 1991 per il Miglior Film Straniero, ha raccontato nella sua filmografia lunga più di trent’anni, le paure e le problematiche di ogni età, ma soprattutto dell’inesauribile voglia di libertà dell’uomo. Costante sperimentatore di tecniche e linguaggi cinematografici, Salvatores è una delle voci più riconoscibili del panorama cinematografico italiano.

Nato il 30 luglio 1950 a Napoli, Gabriele Salvatores iniziò la sua attività a Milano, dove si era trasferito con la famiglia, fondando il Teatro dell’Elfo. Qua diresse diversi spettacoli d’avanguardia. Si dedicò al teatro anche dopo le prime regie cinematografiche fino al 1989. Durante il suo periodo di regista teatrale incrociò la sua strada con attori del calibro di Silvio Orlando, Paolo Rossi e Claudio Bisio. Il debutto cinematografico di Salvatores avvenne nel 1983 con “Sogno di una notte di mezza estate”, acerbo ibrido Shakespeariano di teatro, danza e cinema.

Salvatores

Di tutt’altro spessore sono i due film seguenti, “Marrakech Expresses” del 1989 e “Turnè” del 1990. Entrambi si concentrano su un gruppo di amici e il loro percorso oltre che fisico anche interiore. Infatti leit motiv di queste opere di Salvatores è la fuga da una realtà che non si comprende e non si vuole accettare, con l’esaltazione del viaggio inteso come un percorso senza meta. L’ideale trilogia raggiunse il suo picco con “Mediterraneo” nel 1991, che fece vincere a Salvatores l’Oscar per il Miglior Film Straniero.

Mediterraneo”, film della maturità artistica di Salvatores, racconta la vita di un manipolo di soldati che durante la Seconda Guerra Mondiale su una piccola isoletta greca. Il film rappresenta un tassello fondamentale della trilogia della fuga, dove si viene a compiere la riflessione di Salvatores sull’individuo e la sua irrefrenabile voglia di libertà da condizionamenti ideologici e miti collettivi. “Mediterraneo” diventò anche il simbolo di una generazione, quella dell’inizio degli anni ’90, in bilico fra un utopia in decadimento e l’incombenza del realismo politico.

Salvatores

I film successivi mostrano la voglia di Salvatores di continuare a sperimentare con il linguaggio cinematografico. Già nel 1990 aveva girato l’unico video musicale della carriera di Fabrizio De Andrè, “La domenica delle palme”. Con “Nirvana” nel 1997 Salvatores si dedicò al cyber punk, pur mantendo i temi a lui cari della fuga dalla realtà e del gruppo. Fu un ottimo successo commerciale e di critica. Periodo fantascientifico che proseguì con “Denti” del 2000 e “Amnesia” del 2002.

Nel 2003, Gabriele Salvatores muta nuovamente pelle: con “Io non ho paura”, film ambientato nel sud Italia degli anni ’70, racconta del rapimento di un bambino visto con gli occhi del figlio dei rapitori. Il film tratto dal romanzo omonimo di Niccolò Ammaniti è un ottimo scavo nella psicologia prepuberale del bambino. Il sodalizio con Ammaniti continuò anche nel molto meno riuscito “Come Dio comanda”, che mette ancora al centro un bambino e la sua situazione famigliare a dir poco complicata.

Anche i suoi ultimi lavori mostrano questa continua re-invenzione di se stesso. Particolarmente significativi sono “Italy in a Day” e “Il ragazzo invisibile”. In “Italy in a Day”, documentario del 2014, Salvatores spronò gli italiani a invargli video che lui avrebbe poi montato per creare un grande, amorevole ritratto dell’Italia e degli italiani. “Il ragazzo invisibile”, invece, è il primo film fantasy italiano. Anticipato anche da un fumetto, Salvatores torna sui temi dell’adolescenza e le sue problematiche. Senza dimenticare la fuga dalla realtà, vero leit motiv romantico e disperato di tutta la sua cinematografia, eterogenea e sperimentantrice.

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