Man Ray, artista poliedrico delle avanguardie del primo ‘900: dal Dadaismo d’oltreoceano al surrealismo parigino.

Man Ray, all’anagrafe Emmanuel Rudzitsky, è stato uno dei più grandi esponenti del Dadaismo, movimento culturale nato in Europa nel periodo del primo conflitto mondiale. Statunitense di second27 agosto 1890: nasce Man Raya generazione, Man Ray nasce da una famiglia di immigrati russi di origine ebraica. Cresce e si forma culturalmente a New York dove, dopo aver abbandonato gli studi di architettura, lavora come grafico e disegnatore. Presto entrerà in contatto con lo stravagante mondo artistico della Grande Mela e stringerà amicizia con Marcel Duchamp, il quale lo convincerà a seguirlo a Parigi e lo introdurrà nel giro dell’avanguardia europea.

A Parigi Man Ray s27 agosto 1890: nasce Man Rayi dedica principalmente alla fotografia, mai banale, mai uguale a se stessa, ma dinamica e proiettata verso lo sperimentalismo. I suoi ritratti saranno tra i più ambiti della Parigi bene: artisti del calibro di James Joyce, Gertrude Stein e Jean Cocteau verranno immortalati dall’artista statunitense. Nella “Ville Lumière” partecipa alla prima esposizione surrealista alla galleria Pierre nel 1925 insieme a Picasso, Miró e Ernst. Man Ray è il primo fotografo surrealista della storia.

Man Ray rinuncia alle tecniche artistiche tradizionali e utilizza materiali e procedimenti in mondo non convenzionale, tanto che scopre per caso le Rayografie, battezzate con il suo stesso nome, ovvero fotografie ottenute con la semplice interposizione dell’oggetto tra la carta sensibile e la fonte luminosa. Nelle sue foto Man Ray esalta il carattere paradossale e inquietante del quotidiano descrivendo oggetti a noi familiari attraverso nuove e destabilizzanti sfumature.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale ritorna27 agosto 1890: nasce Man Ray negli Stati Uniti. In questo periodo insegna pittura e fotografia in un college e prosegue il suo percorso artistico esponendo le proprie foto. Finita la guerra torna a Parigi dove vive fino alla fine dei suoi giorni. “Non curante, ma non indifferente” è l’epitaffio che veglia sull’artista all’ombra del cimitero di Montparnasse.

A cura di Margherita Romano.

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