Aung San Suu Kyi, è una politica birmana, attiva nella difesa dei diritti umani, leader del movimento non-violento nel suo Paese, insignita del Premio Nobel per la pace nel 1991

Aung San Suu Kyi nasce il 19 giugno 1945 a Rangoon, in Birmania. Quando il padre, un generale birmano, esponente di spicco del Partito Comunista Birmano, viene ucciso da alcuni oppositori politici, la piccola San Suu Kyi è costretta a cresce con la madre, suo unico punto di riferimento, Khin Kyi, che all’inizio degli anni Sessanta diventa ambasciatrice birmana in India. Sempre vicina alla madre, in occasione delle sue apparizioni politiche, frequenta le migliori scuole del Paese, approdando all’Università di Oxford, in Inghilterra, dove ottiene la laurea in Economia, Scienze politiche e Filosofia. Due anni dopo si trasferisce a New York, continuando i suoi studi universitari e lavorando presso la sede delle Nazioni Unite. Alla fine degli anni Ottanta lascia gli Stati Uniti per fare ritorno in Birmania, a causa del gravissimo stato di salute della madre, separandosi momentaneamente dalla sua famiglia, marito e due figli.

Durante il suo soggiorno in Birmania, però, vive gli eventi drammatici che si verificano nel suo paese: Saw Maung, salito al potere, imposta un regime dittatoriale, portando il popolo alla sofferenza, gettando la Birmania in un profondo stato di terrore. San Suu Kyi preoccupata per la situazione politica della Birmania, diventata insostenibile, prende a cuore la causa del suo Paese, lo stesso Paese per il quale suo padre e sua madre avevano speso la propria vita. Cresciuta avendo come esempi due personaggi di spicco della storia politica birmana, la giovane San Suu Kyi non poteva che lottare per il benessere della propria gente e della propria terra, con estrema tenacia e coraggio. Nel settembre dello stesso anno decide di fondare la Lega Nazionale per la Democrazia, esponente politico che si basa sui principi della non violenza predicati dal Mahatma Gandhi.

Il regime decide di arrestarla, offrendole la possibilità di essere libera, fuori dal suo paese, ricongiungendosi alla famiglia lontana. San Suu Kyi resiste, non accetta le condizioni imposte dal dittatore, e dopo due anni, durante le elezioni politiche, la sua tenacia e il suo coraggio vengono ripagati: la Lega Nazionale per la democrazia ottiene un successo elettorale schiacciante, il popolo è dalla sua parte. Il regime militare di Saw Maung, però, non accetta la grande sconfitta politica, e decide di riprendere il potere con la forza.

Nel 1991 San Suu Kyi, ancora imprigionata, vince il premio Nobel per la pace che, con grande generosità, utilizza per costruire nel suo Paese un sistema d’istruzione e sanitario, a favore del popolo. Il 6 maggio del 2008 il Congresso degli Stati Uniti la insignisce della più grande onorificenza, la Medaglia d’Onore, per l’impegno profuso nella difesa dei diritti umani.

Dopo anni di appelli fatti per la sua liberazione, dall’ Onu, dalle istituzioni europee e dalla politica mondiale, San Suu Kyi viene rimessa in libertà, il 13 novembre 2010, potendo finalmente battersi per le rivendicazioni del suo popolo, utilizzando i precetti della non violenza di Gandhi per far uscire la Birmania dalla difficile situazione in cui si trova.

All’inizio del mese di aprile del 2012 viene eletta ed ottiene un seggio in parlamento dopo quindici anni di arresti domiciliari. Poche settimane più tardi, il 18 giugno 2012, riceve formalmente a Oslo il premio Nobel che le era stato assegnato 21 anni prima. Nel novembre 2015, il partito “Lega nazionale per la democrazia” (Nld), guidato da Aung San Suu Kyi, ha conquistato la maggioranza in Parlamento: il premio Nobel per la Pace sceglierà il nuovo presidente, formando il nuovo governo.

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