Musica: viaggio tra note, censura e libertà

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censura e libertà in musica

Anni di censure, controllo, propaganda… Viaggio nella storia della musica tra ricerca di libertà e limiti imposti.

Fin dai tempi dell’antica Grecia la musica venne considerata come l’arte per eccellenza: musica infatti deriva dal greco musiké che significa Arte delle Muse. Le Muse, figlie di Zeus e Mnemosine, erano nove e ad ognuna di loro era attribuita una delle diverse forme d’arte (la tragedia, la commedia, l’astronomia, la poesia lirica, la poesia amorosa, la poesia epica e la danza, la storia), ma solamente la musica faceva capo a tutte e ha preso il suo nome direttamente da loro.

Molti sostengono che ciò derivi dal fatto che la musica sia la forma d’arte assoluta, quella che più di tutte riesce ad agire sulla mente dell’uomo e forse è proprio per queste ragioni che è stata troppo stesso utilizzata, non solo come mera forma di intrattenimento ma per fini propagandistici e politici.

Non ci riesce facile pensare che un’arte così nobile e pura possa aver subito processi e censure, sfortunatamente invece la storia italiana offre tantissimi esempi di controllo e condanna. Primo fra tutti il periodo fascista, che non solo censura ma utilizza le canzoni come strumento di propaganda.

Finita la prima guerra mondiale, attraverso la radio e i primi film sonori, inizia anche in Italia la diffusione di dischi e di artisti stranieri, in particolar modo si fa strada prepotentemente il Jazz, che ben presto però inizia ad essere definito musica “negroide” e addirittura “ingiuriosa per la tradizione”.

Insediatosi stabilmente al potere, il regime fascista inizia ad esercitare un grande controllo sulla stampa, sul teatro e sulla diffusione della musica e nel 1924 una circolare del Partito Nazionale Fascista reca l’ordine di proporre canzoni straniere con parole tradotte interpretate, tra l’altro, da soli artisti italiani ragione per cui alcuni artisti stranieri videro i loro nomi goffamente tradotti; basti pensare a Louis Armstrong che per il pubblico italiano diventa Luigi Braccioforte e a Benny Goodman cambiato in Beniamino Buonomo, una forma di censura che ha del grottesco.

Un altro importante provvedimento arriva nel 1929, anno in cui i carabinieri emanano una serie di circolari riservate, aventi per oggetto i dischi contrari all’ordine nazionale e lesivi dell’autorità. In questo elenco erano presenti tra gli altri numerosi inni nazionali come ad esempio La Marsigliese e alcuni canti socialisti. Sempre nel 1929 l’Unione Radiofonica Italiana (creata nell’agosto del 1924) diventa l’Ente Italiano Audizioni Radiofoniche (EIAR) che, dipendendo direttamente dal Ministero per la Cultura Popolare, diventa il maggiore strumento di propaganda fascista.

Con l’arrivo degli anni ’30 e il consolidamento del regime fascista arriva anche una discreta svolta per la canzone italiana. Sono gli anni infatti della nascita delle grandi orchestre e di quello che viene definito lo swing italiano. Padre italiano di questo genere ballabile e di origine americana è sicuramente Natalino Otto che lavorando sui transatlantici che viaggiano tra Genova e New York ha la possibilità di ascoltare dal vivo i più grandi rappresentanti del jazz americano. Torna in Italia nel 1937 e debutta a Viareggio con un repertorio in buona parte americano, il che lo condanna purtroppo ad essere boicottato dall’ EIAR e ad essere spesso accolto dai fischi del pubblico, nonostante questo riesce comunque ad imporsi attraverso i dischi.

Ma le vere grandi protagoniste dello swing italiano sono le tre sorelle olandesi Caterinetta, Giuditta e Alexandra Leschan più note la pubblico come Trio Lescano. Figlie di un acrobata ungherese e di una cantante d’operetta olandese ed ebrea, vennero notate nel 1935 a Torino dal maestro Carlo Prato, direttore artistico della sede torinese dell’EIAR che decise di prepararle vocalmente come trio specializzato in canto armonizzato e sull’onda del grande successo delle americane Andrews Sisters inizia la loro grande ascesa.

Con l’aiuto soprattutto della radio riescono a vendere una media di 350.000 dischi l’anno che per l’epoca era un numero davvero stupefacente; il segreto del loro successo era dovuto all’allegria delle loro canzoni che venivano trasmesse proprio con l’intento di distrarre il popolo italiano dai fatti tristi della politica. Tra i loro brani più famosi ricordiamo “Tornerai”, “Ma le gambe”, “La gelosia non è più di moda”, “Tulipan”, “Camminando sotto la pioggia” e quella canzone che, ritenuta offensiva, venne presto censurata dal regime. Stiamo parlando di “Maramao perché sei morto” etichettata come una delle “canzoni della fronda” ossia quei brani che con testi ambigui e apparentemente nonsense celano in realtà delle velate prese in giro del regime. Scritta da Mario Panzeri ed interpretata dal Trio insieme a Maria Jottini, la canzone fu lanciata pochi mesi dopo la morte di Costanzo Ciano in onore del quale si stava erigendo un monumento a Livorno. Posti i primi blocchi di marmo del basamento della statua, alcuni studenti misero di notte un vistoso cartello contenente le prime parole del ritornello

“Maramao perché sei morto?

Pane e vin non ti mancava

l’insalata era nell’orto

e una casa avevi tu”

Ritenute offensive nei confronti di quello che veniva definito un eroe del fascismo. Panzeri fu convocato d’urgenza da Criscuolo, capo della censura, ma l’autore si difese riuscendo a dimostrare che quei versi erano stati composti prima della morte di Ciano.

Con il 1940 arrivano i guai per il delizioso Trio. Il 10 giugno infatti il regime emana il divieto di ballare in pubblico, la musica americana è assolutamente proibita e soprattutto vengono messi al bando tutti gli artisti di origine ebraica. La madre delle sorelle Lescano, ebrea, fu costretta a nascondersi a Saint Vincent, in casa di un partigiano e le ragazze, proprio per le loro origini ebraiche, vennero bandite dalla radio continuando comunque a fare spettacoli. Una sera però, mentre si esibivano al Cinema Grattacielo di Genova furono arrestate con l’accusa di spionaggio (l’accusa era che cantando “Tuli-tuli-tuli-pan” mandavano dei messaggi segreti al nemico).

Altre canzoni furono messe sotto processo e censurate. Un altro brano scritto da Panzeri con Nino Rastelli su musica di Gorni Kramer, “Pippo non lo sa”, il cui protagonista, che quando passa fa rider tutta la città, viene identificato dalla censura fascista con il gerarca Achille Starace. Panzeri smentisce anche in questa occasione, ma la sua reputazione, per il regime fascista, è ormai compromessa. “Pippo non lo sa” diventa comunque un grandissimo successo anche all’estero.

Finalmente, nel 1946, la musica italiana può ricominciare a respirare.  Il 3 novembre vengono ripristinati i collegamenti tra il Nord e Sud dell’Italia (divise in tempi di guerra) e così anche la radio ricomincia a trasmettere programmi omogenei in tutte le regioni. Anche l’industria discografica è in grande crescita e non tarderà l’arrivo del disco a 78 giri.

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