“Tutti per uno”: partecipazione e unione nel singolo

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Sabato 27 Maggio 2017 si terrà presso l’Auditorium della Conciliazione di Roma la decima edizione della serata di beneficenza organizzata dalla Onlus “Tutti per uno” a sostegno di bambini con gravi lesioni fisiche.

“Tutti per uno, uno per tutti!” è uno slogan che contiene in sé ogni significazione possibile di singolarità e pluralità, fuse perfettamente per far apprezzare la bellezza dell’unione contro agli egoismi personali (tanto cari alla società “individualizzata” odierna). Al di là di una libera interpretazione del detto, se è vero quando si dice che “l’unione fa la forza”, che valore ha l’aiuto di una collettività stretta intorno ad una stessa causa? Lo dimostra chiaramente l’AssociazioneTutti per uno“, da dieci anni impegnata a schierarsi e a combattere a fianco di bambini con problemi e menomazioni fisiche per riportare loro il sorriso.

L’eterna lotta tra “io” e “noi”.

Sabato 27 Maggio 2017 si terrà presso L’Auditorium della Conciliazione di Roma la decima edizione della serata di beneficienza organizzata dalla Onlus “Tutti per uno” a sostegno di bambini con gravi menomazioni fisiche. A presentare l’evento sarà il chirurgo plastico Domenico Riitano, fondatore dell’associazione, che abbandonerà il consueto camice per indossare (solo per una notte) i panni di uno stravagante conduttore. Ad accompagnarlo e sostenerlo nel difficile compito saranno presenti tanti ospiti, da Renzo Arbore a Maurizio Battista e Max Paiella, che si susseguiranno dando vita ad una perfetta e simbolica sinestesia di suoni, colori e comicità. Presenti sul palco ci saranno poi i bambini operati e assistiti dall’associazione, che attraverso le loro testimonianze avranno il potere di far vivere agli spettatori lo sconforto e il dolore iniziale sostituiti dalla speranza in un futuro diverso da quello a cui erano destinati.

Secondo il Dottor Riitano, “Lavorare con amici che si occupano del sociale ti lascia dentro qualcosa che non puoi dimenticare e che non puoi descrivere. Ti apre varchi inaspettati, che da solo non avresti potuto vedere, ma soprattutto sentire con il cuore. Anche se oggi siamo sopraffatti dall’individualismo più sfrenato, noi siamo sempre più convinti che condividere qualcosa con gli altri possa aprirti la mente.”

La celebrazione della vita.

Scopo della serata è quindi, attraverso la comicità, la musica e le promesse, apprezzare il valore della vita stessa “rinascendo” una seconda volta, come i loro bambini dopo l’operazione. La parola d’ordine (o leit motiv che dir si voglia) diventa però un’altra: sensibilizzare la società ad una causa se non sconosciuta, quantomeno “messa all’angolo”, sia dall’opinione pubblica, sia dalle istituzioni. L’associazione infatti (composta per altro principalmente da medici) si occupa da dieci anni di aiutare bambini con gravi menomazioni fisiche operandoli in Italia oppure, ove necessario, di accompagnarli in strutture specializzate all’estero, in un viaggio salvifico che assume i contorni di un “itinerario  spirituale” per i bambini ma anche per chi li accompagna.

La verità (vi prego) sulla cultura dell’identità.

E’ il lontano 2006 quando alle porte dello studio medico del Dottor Domenico Riitano si presenta una bambina che ha un gran bisogno di aiuto: le serve urgentemente un delicato intervento con uso di  cellule staminali, cosa allora impensabile in Italia. Il medico decide allora di accompagnarla in Francia, in un centro specializzato, in modo che la paziente possa coronare il suo sogno e tornare ad una vita “normale”. “Il dottore e la bambina” potrebbe essere un bizzarro titolo di romanzo e di una storia isolata, ma Domenico Riitano decide di non fermarsi a quel singolo caso; capisce che il mondo è pieno di bambini che non possono salvarsi da soli e, contro ogni aspettativa, fonda un’associazione che possa assistere in ogni modo possibile piccoli pazienti con gravi lesioni fisiche (e spesso anche psicologiche).

La menomazione fisica, seppure non costituisce un pericolo di vita e quindi può sembrare un problema minore nella vita delle persone, diventa cruciale nelle vite dei bambini, e in particolare di bambini appartenenti ad etnie e culture diverse che nascono e vivono nel nostro paese. I bambini, infatti, hanno come compito principale quello di costruire la propria identità e trovare, attraverso il percorso scolastico e relazionale con i compagni  e i pari, il loro spazio nella società; per questo la menomazione fisica costituisce, insieme alla diversità etnico-culturale, una barriera insormontabile perché caratterizza le loro identità con la menomazione e, in alcuni casi, destina le loro esistenze al margine della società.

La testimonianza del fondatore.

Parlando con il Dottor Riitano traspare l’emozione nel guardarsi indietro per fare un bilancio dei dieci anni: i bambini aiutati sono tantissimi, circa 30. Uno in particolare, Emad, è rimasto nel cuore di chi lo ha visto sorridere con gli occhi dell’ingenuità: Emad, italiano di seconda generazione d’origine egiziana, in seguito all’esplosione di un motorino che proprio in Egitto lo ha colpito ustionandolo totalmente, ha già subito 40 operazioni senza arrendersi, dando forza ai medici dell’associazione che combattono costantemente perché riacquisti la propria identità.

La gioia dei risultati raggiunti non è però l’unico sentimento che trapela dalle parole del fondatore: c’è preoccupazione per tutte le famiglie (molte straniere) contemporaneamente abbandonate da uno stato che non può permettersi di finanziare complessi interventi chirurgici, e circondate da una società che segue lo stereotipo “brutto è malato” e perciò scansato, messo al bando. C’è anche frustrazione nella consapevolezza che per riuscire ad emergere come realtà accettata e consolidata, la loro associazione deve far cambiare la mentalità della collettività: una collettività che ad oggi ritiene superflui gli interventi di chirurgia plastica sui bambini, ignorando completamente i problemi relazionali ed identitari che un bambino con menomazioni fisiche, per di più straniero, deve affrontare quotidianamente tra cui l’isolamento.

Non si vuole questionare sulla priorità assoluta nel voler/dover combattere fame, povertà o malattie mortali, essendo questi problemi prioritari da affrontare nell’agenda istituzionale e civile. L’obiettivo dell’associazione “Tutti per uno”, a cui Openmag ha voluto dare voce, è semplicemente quello di far luce su una realtà marginalizzata che ha bisogno di essere più visibile, perché la riappropriazione dell’identità è anche affermazione di nuova emancipazione, e perché il sorriso di un bambino ha il potere di eliminare la coltre di cinismo che affligge il mondo odierno.

 

 

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