SKAM Italia. Nuovi linguaggi per raccontare le discriminazioni

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SKAM Italia. Nuovi linguaggi per raccontare le discriminazioni

Skam Italia: la discriminazione raccontata ai giovani con incisività e delicatezza. Nuovi linguaggi per contrastare il fenomeno.

Sentiamo parlare spesso di discriminazione, sul tema nascono continuamente dibattiti e scambi di idee, accesi o meno.

Nonostante le parole spese ogni giorno sulla discriminazione, per quanti dibattiti creati e mai risolti nelle aule delle nostre istituzioni o nei commenti sotto ad un post su Facebook, queste, sono davvero efficaci per arginare il problema e far capire che no, non c’è niente di strano ad essere ‘diversi’?  Soprattutto, cosa significa davvero ‘diverso’ e qual è il termine di paragone secondo cui veniamo definiti in maniera tale?

Skam Italia: discriminazione e problemi quotidiani, dallo schermo alla realtà

SKAM Italia, serie TV creata da Ludovico Bessegnato, basata sull’omonimo format norvegese, riesce a parlare di discriminazione con l’incisività e la delicatezza richiesta dal tema, individuando come target un pubblico giovane.

Da una rapida occhiata al trailer della prima stagione, SKAM può sembrare la solita serie adolescenziale a cui siamo abituati, che porta sullo schermo i classici drammi universalmente riconosciuti di ogni liceale. Sorpassato lo scalino del trailer, la serie abbatte le aspettative precedenti. Strizza infatti l’occhio al mondo che circonda i ragazzi, facendoli scontrare con la realtà davanti alla quale a volte cerchiamo anche fuori dallo schermo di chiudere gli occhi.

Nel 2020, molti potrebbero pensare che gli sforzi e le lotte per una società più inclusiva e senza discriminazioni di alcun genere, portate avanti dalle generazioni che ci hanno preceduto, non siano state vane ed abbiamo messo in prima linea i diritti di qualsiasi tipo di minoranza. Sono di fatto le Costituzioni di quasi tutti gli stati occidentali a sancire l’uguaglianza di ogni individuo ed il diritto esteso a tutti i cittadini, di non essere discriminati.

Purtroppo però, come abbiamo visto, non solo dai recenti fatti di cronaca oltreoceano, con l’assassinio di George Floyd e le conseguenti manifestazioni del movimento Black lives Matter, ma soprattutto, come continuiamo a vedere attraverso episodi quotidiani, le discriminazioni verso chi è considerato ‘diverso’ non sono passate di moda, affatto.

Contraddizioni e soluzioni

Spiegare e raccontare la piaga della discriminazione, in particolar modo ai più giovani, con l’obiettivo di far capire che nonostante all’esterno siamo diversi, dentro siamo tutti esseri umani, con gli stessi desideri e le stesse paure, necessita di un linguaggio adatto e indirizzato a sensibilizzare gli adulti di domani, per educare ad uno mondo senza diseguaglianze.

E Skam cerca di portare sullo schermo queste contraddizioni, attraverso un linguaggio semplice e allo stesso tempo incisivo. Ecco perché oggi abbiamo deciso di partire da qui.

SKAM Italia. Nuovi linguaggi per raccontare le discriminazioni

Le storie di Skam

Se c’è un tema cardine che lega tutte e quattro le stagioni della serie TV, è infatti quello del percorso che porta gli adolescenti protagonisti ad accettare loro stessi, nonostante le discriminazioni di chi li vorrebbe tutti uguali, senza le particolarità che li rendono ciò che sono.

Il tema della discriminazione viene trattato più in profondità nella seconda stagione, con la storia di Martino, un ragazzo omosessuale che si innamora per la prima volta e nella quarta stagione, dove l’occhio della camera di focalizza sulla vita di Sana, una ragazza di fede musulmana.

Proprio la storia di Sana fa capire quanto ancora oggi, spesso senza rendercene conto, siamo portati a discriminare chi ai nostri occhi appare ‘diverso’. A volte solo perché indossa quello che non è altro che un capo d’abbigliamento, un Hijab, come nel caso di Sana.

Nonostante il carattere forte e deciso della protagonista, che indossa l’Hijab per scelta e rivendica questo gesto come una scelta femminista, a volte i pregiudizi che le persone hanno su di lei, prendono il sopravvento e finiscono per farla dubitare di se stessa, come capiamo dalle parole, dirette e forti pronunciate da Sana ed inviate alle amiche con un messaggio vocale dopo una lite.

Educare a non discriminare e ad accettare le persone per ciò che vogliono essere, è un percorso che dobbiamo intraprendere sin da piccoli. SKAM è un esempio di come temi quali la discriminazione religiosa e l’omo-trans fobia possano essere trattati in maniera diversa dal solito per attirare l’attenzione dei più giovani e non solo. Fino a che non ci sarà una cultura che promuova la tolleranza verso ciò che è ‘diverso’ a poco potranno servire parole su dei pezzi di carta.

di Francesca Capacci

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