Discorsi e crimini d’odio: la pandemia invisibile

NO HATE - Stop Crimini d'Odio

Mai così tanti, come nel periodo di pandemia, i crimini d’odio in Italia.

La distanza è stata sicuramente un importante mezzo di contenimento per il Covid-19, ma purtroppo nel contempo ha favorito la diffusione di crimini e discorsi d’odio in Italia, definito spesse volte un virus invisibile, proprio a causa della sua propagazione silenziosa ma pericolosa. Da quanto osservato, la crescita esponenziale dei crimini d’odio in Italia sembra essere dovuta al fatto che, a causa della quarantena, le persone abbiano fatto un uso smisurato di mezzi di comunicazione di massa, il che ha favorito la diffusione di atti di violenza perpetrati nei confronti di persone sulla base della loro appartenenza a un gruppo sociale, quindi discriminazioni sulla base di etnia, religione, orientamento sessuale, identità di genere o condizioni fisiche.

La pandemia è stata quindi un’occasione per l’aumento degli episodi di intolleranza e violenza nei confronti delle minoranze.

La curva dei crimini d’odio

L’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD), il quale si occupa di attivare un efficace monitoraggio dei crimini d’odio in Italia, ha registrato una costante crescita di tale curva. L’aumento di quest’ultima desta preoccupazione tra le istituzioni, che ogni giorno hanno a che fare con situazioni in cui il discorso d’odio muta in vera e propria violenza fisica. Per far fronte a tali avvenimenti, l’OSCAD ha attivato l’indirizzo di posta elettronica oscad@dcpc.interno.it a cui possono inviare segnalazioni istituzioni, associazioni o privati cittadini, anche in forma anonima. Nonostante queste denunce non sostituiscano la denuncia di reato alle forze di polizia, l’iter che avviano attiva interventi mirati sul territorio da parte della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri e segue l’evoluzione delle vicende discriminatorie segnalate.

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La Legge Mancino e il DDL Zan

Oltre all’OSCAD, sono diverse le istituzioni internazionali o europee, di carattere governativo o non governativo, che ricorrono a conseguenze penali della violenza a sfondo razzista e xenofoba. Oltre queste sono tante le campagne di sensibilizzazione volte a dar voce alle minoranze che di solito sono vittime di crimini o discorsi d’odio.

Spesso è il governo stesso a ricorrere alla legislazione contro tali crimini. In Italia per esempio, la legge 25 giugno 1993 n. 205 (Legge Mancino) può considerarsi un valido strumento nella lotta ai crimini d’odio. Tale legge, insieme con la legge n° 654 del 1975, incrimina tanto le violenze quanto l’incitamento alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi e appronta ulteriori sanzioni anche per coloro che partecipano ad associazioni, movimenti o gruppi avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

Tuttavia in tale legge risultano totalmente assenti provvedimenti per gli atti discriminatori relativi ad orientamento sessuali, identità di genere, misoginia e disabilità. Nel 2018 l’onorevole e attivista Lgbt Alessandro Zan ha presentato una proposta di legge, chiamata DDL ZAN, volta a contrastare le discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere.

Questa proposta di legge è stata motivo di discussione soprattutto durante il periodo di pandemia, e moltissimi personaggi pubblici si sono esposti schierandosi a favore della sua approvazione e affinché il nuovo provvedimento vada ad integrare la normativa già esistente, ossia la legge Mancino.

Se la strada da fare è quindi ancora in salita, gli strumenti presenti vanno valorizzati e integrati laddove necessario.

a cura di Alice Pirastu

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Testata registrata al Tribunale di Roma in data 5/04/2016 | Fatto con da TechSoup