Lettera di Ricciardo sul coronavirus. Com’è cambiato lo sport?

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Lettera di Ricciardo sul coronavirus. Com’è cambiato lo sport?

La pandemia che ci ha colpito ha cambiato le nostre abitudini, la quotidianità. E lo sport? Partiamo dal punto di vista di uno sportivo: Daniel Ricciardo.

“Ci mancate ragazzi, e quando dico “mancate”, intendo davvero!”. Ripartiamo da qui, dalle parole di Daniel Ricciardo. Si trovano all’interno di una lunga lettera che il pilota di F1 ha voluto dedicare ai numerosi appassionati del mondo delle corse. Lui, che si è visto privato di correre il GP di casa (Australia), in quanto il coronavirus aveva deciso di abbattersi in quel preciso istante sul mondo della F1.

Nella lettera Ricciardo fa una sorta di diario, raccontando come tante cose nella sua esperienza in F1 (10 e più anni) siano cambiate a causa del Covid-19. “Non c’è uno spirito di compagnia, non posso vedere amici che ho lasciato nelle scuderie per cui ho corso in precedenza. Si riduce tutto a pista-hotel, hotel-pista”. I piloti infatti, a causa dei nuovi regolamenti anti-coronavirus, sono costretti a ridurre al minimo i contatti. Lo sa bene Sergio Perez, che durante una pausa fra le gare, decide di andare a trovare la madre ricoverata in Messico per problemi di salute. Qualcosa va storto, Perez risulta positivo ed è costretto a saltare ben due gare di F1, sostituito da Nico Hulkenberg.

Fattore pubblico

“Ciò che manca davvero, è l’atmosfera che tutti voi ragazzi date alle gare, soprattutto coi colori” lamenta ancora l’italo-australiano Ricciardo. “Sarebbe stato bello vedere il giallo-Renault a Melbourne (suppongo sia per me!) o come in Belgio, che è territorio di Max (Verstappen), l’arancione. E ancora, il podio di Monza sotto cui era pieno di gente vestita di rosso a festeggiare la vittoria di Charles (Leclerc), penso che sarà uno dei momenti più belli della sua vita!”. Tutte cose che mancano quest’anno, visto che nessuno può accedere agli spalti, più o meno.

La prima infatti a riportare il pubblico nella Formula 1 è proprio l’Italia, che quest’anno, causa calendario stravolto, ospita ben tre GP (Monza, Mugello, Imola). A Monza, l’ACI invita 2000 fra gli eroi della prima linea contro il coronavirus (medici, infermieri e operatori sanitari). Al Mugello, biglietti e distanziamento sociale sulle tre tribune presenti al circuito. E infine Imola (in programma a novembre), che si pone l’obiettivo più ambizioso: portare 13.000 persone a godere del GP dell’Emilia-Romagna. Persino in Russia qualcosa si muove. Al Sochi Autodrom, durante la tre giorni, possono assistere ben 30.000 persone agli eventi (per ogni giorno), numero raggiunto però solo nel giorno di gara.

Coronavirus, Serie A ed Europa

I tifosi, cornice immancabile anche per chi guarda da casa, sembrano essere tornati anche in quelle cattedrali deserte che erano diventati gli stadi. Torna la Serie A, unica in Europa a far tornare il pubblico: viene concesso alle società di invitare un massimo di 1000 persone ad assistere ai match. Ed è una gioia poter vedere questo segnale, anche se piccolo.

Si pensa addirittura di allargare la fetta di pubblico presente negli stadi, ma l’Italia si mantiene cauta e fa bene. Infatti, mentre noi cerchiamo un ritorno alla normalità, le nazioni vicine stanno affrontando la famosa “seconda ondata” del Covid-19. La Francia è a un passo dal lockdown delle sue più grandi città, Parigi e Lione, come anche la Spagna con Barcellona e Madrid. E l’Inghilterra, dove Boris Johnson, per quanto “ami la libertà”, non ha escluso di firmare un nuovo lockdown.

E, nei confini nazionali, è invece proprio nel mondo del calcio che scoppia un caso assai pesante. Nel Genoa risultano positive al tampone ben 22 persone, fra staff e calciatori. Già rinviata dunque la partita contro il Torino, valida per la terza giornata di campionato. Essendo stata l’ultima partita del Genoa contro il Napoli, anche la squadra partenopea viene sottoposta ai controlli del caso: il primo tampone è negativo per tutti, ma già al secondo saltano fuori altri casi, fra cui i calciatori Zielinski ed Elmas. Da questo, è nato un caso mediatico e legale legato al big match con la Juventus, mai disputato.

In continua evoluzione…

Dunque non sappiamo a cosa andremo incontro, viaggiamo a vista. Proprio come ha dovuto fare il mondo della F1: “Se penso che avremmo potuto non correre affatto, sono comunque felice che in un modo o nell’altro siamo riusciti a farlo. Così ho imparato a non dare le cose per scontate. Sarebbe bello avere un weekend come quelli dello scorso anno, perché vorrebbe dire che il mondo è tornato alla normalità!” dice Ricciardo chiudendo la sua lettera.

Un mondo che è stato massimamente cauto, quello delle corse, perché appunto, si è rischiato di non avere affatto una stagione di F1, eppure eccoci qui, con un calendario alquanto particolare, ma si corre. Un mondo che ha sempre dato molto per scontato: arrivi sul luogo, monti le tende, fai la tre giorni di corse e te ne vai, al massimo cambia qualche circuito. E invece no, tutto è cambiato!

Anche la nostra vita di tutti i giorni è cambiata. Non possiamo uscire di casa senza disinfettante per le mani e mascherina, per dirne una. Dobbiamo rispettare il metro di distanza quando abbiamo altre persone attorno. Non possiamo più assistere a tanti eventi, perché sono stati cancellati o addirittura perché a numero chiuso. Presto probabilmente, non potremo nemmeno “fare serata” visti i nuovi provvedimenti che ci attendono, come la chiusura dei locali entro le 23:00.

Eppure, queste regole sembrano essere l’unico mezzo per contrastare, per quanto possibile, il coronavirus. Sperando di evitare un’altra chiusura totale, ci auguriamo di riaprire presto, per riavere indietro quei “weekend normali”, per tornare al cinema, al museo e allo stadio in tutta sicurezza.

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