Roberto Arduini: il conduttore che si batte per la parità di genere

Roberto Arduini: il conduttore che si batte per la parità di genere

La parità di genere passa anche per i social. Tre post di Roberto Arduini, speaker di Rai Radio2, dedicati alle donne e contro ogni violenza di genere.

Ha fatto il pieno di like e ricondivisioni sui social Roberto Arduini, conduttore della trasmissione radiofonica I Lunatici in onda su Rai Radio2 dal lunedì al venerdì da mezzanotte alle sei, con i suoi post dedicati alle donne.

Riflessioni, le sue, che sembrano nascere dalla voglia di lasciare sempre accesi i riflettori su una tematica della quale spesso ci si ricorda solo in occasione di particolari ricorrenze. A poche ore dalla Giornata Internazionale della Donna, celebrata l’8 marzo, riportiamo di seguito 3 post che crediamo meritino di essere letti.

Non ti regalerò mimose.
Non ti farò nemmeno gli auguri.
Non mi piace l’idea di dedicarti un giorno, di apprezzarti per convenzione,
di celebrarti perchè me lo dice il calendario.
Mi hai dato la vita, vestita da madre.
Hai avuto i volti di amori, poesie, canzoni, gioie, dolori.
Hai fatto sussultare la mia anima, esplodere sorrisi, sorgere lacrime, sei stata aurora e tramonto, luce e buio, rinascita e a tratti morte.
L’8 marzo lascialo a chi ha bisogno di un promemoria per sussurrarti un grazie.
Tu sei di più. Tu sei tu.
Da sempre, il lato più bello di questa medaglia chiamata mondo.
Grazie di esistere. Donna.

https://www.facebook.com/RobertoArduiniRadio/posts/3991068144266417

Visto che sta arrivando la giornata internazionale della Donna, prima che cioccolatini e fiorellini, con la loro buona dose di retorica, prendano il sopravvento, vorrei ribadire delle cose, su cui è necessario tornare perché nonostante sia da un pezzo arrivato il 2021, non sono state ancora comprese da tutti.
1. Una donna può essere libera di invitarti a casa sua per fare sesso, cambiare idea e dirti di andartene. Tu a quel punto puoi rosicare, legittimo, ma prendi e te ne vai. Altrimenti diventi uno stupratore. Senza se e senza ma.
2. Una donna può essere libera di fare sesso con chi vuole, senza per questo doversi sentire dare della poco di buono. Un uomo che vive liberamente la propria sessualità viene celebrato dalla società. Perché con le donne non capita lo stesso? Del proprio corpo ognuno di noi, nei limiti della legge, dovrebbe fare quello che vuole.
3. Se una coppia si riprende mentre fa sesso, poi i due si lasciano e lui diffonde i video, non è lei che deve essere giudicata. Sesso lo facciamo tutti. E’ lui che è un bastardo e un delinquente che si rende protagonista di un reato gravissimo.
4. Se una donna ha voglia un giorno di mettersi una minigonna o un vestito un po’ più scollato, non hai il diritto di sbavarle dietro per strada o se lavora con te, o per te, di farle battutine sulle cosce o sul seno. Ti devi fare i cavoli tuoi. Perché una donna si deve poter vestire come le pare.
5. Nessuna violenza è giustificata o giustificabile. Mai. Se lei ha bevuto e viene violentata, la colpa è dello stupratore che si è approfittato di una persona che aveva bisogno di aiuto. Se lei ha una gonna corta e viene violentata, la colpa è di una bestia che non riesce a tenerselo nei pantaloni. Quando sento dire ‘se l’è cercata’ o ‘poteva evitare’ rischio l’infarto per quanto mi infastidisco.
6. Una donna non è mai di nessuno se non di se stessa.
Prima che l’otto marzo arrivi e tutti ci si metta a comprare mimose un tanto al chilo e copincollare varie citazioni su ogni social che il creato conosca, dobbiamo prendere consapevolezza di quanta arretratezza culturale ci sia nella nostra società quando si affrontano certi argomenti. E parlarne. Perché nonostante tutto la parola rimane l’arma più forte che abbiamo.

https://www.facebook.com/RobertoArduiniRadio/posts/3977593682280530

Quando muore una donna, quasi sempre ammazzata da chi aveva promesso e giurato di proteggerla e amarla, si riaccende la fiera delle ipocrisie.
“Denunciate”. “Non sottovalutate i primi segnali di violenza fisica o psicologica”. Cose giuste, per carità. Mi permetto di definirle ipocrite, però, perché a mio avviso non inquadrano il problema dal giusto punto di vista.
La radice di certi fenomeni è da ricercare in una scala delle priorità che la nostra società ci propone. Una scala completamente alterata. Il più delle volte, alterata in modo inconsapevole dalle persone che si hanno attorno.
A quante donne verrà chiesto, dai sedici anni in poi, se si sono fidanzate, se si sono sposate, se hanno fatto un figlio, come se la vita fosse una corsa ad arruffare cose al bancone del supermercato per farsi trovare preparati davanti agli occhi di ‘amici’ e parenti quando si metterà in tavola la gran cena della convenzione sociale.
Uscitene da queste convenzioni sociali. Usciamone. Non c’è un timer. Non abbiamo una data di scadenza. Siamo persone, non yogurt.
Partiamo dal presupposto che chi ci vuole bene solo se facciamo certe cose, non ci vuole bene affatto. E’ dura ammetterlo, ma è così.
Siamo nati per essere unici, spinti da pigrizia mentale e fattori esterni ci ritroviamo ad una certa età nell’ansia di inseguire la fotocopia, della copia, di una copia.
E poi mandate a quel paese parenti e amici che quando la vostra coppia scoppia fanno di tutto per cercare di ricomporla. “Ma sai i figli”, “Ma sai state insieme da tanti anni”, “Ma sai lui è un po’ così ma in fin dei conti ti vuole bene”. Ma sai un cazzo. Scappate. Ricominciate daccapo. Fregatevene dei giudizi della gente.
LA LIBERTA’. Questa è la parola d’ordine. La LIBERTA’ di scommettere su una relazione. La LIBERTA’ di troncarla. Di proseguirla. Per voglia, però. Non perché altrimenti si inciampa nel giudizio della gente. La LIBERTA’ di darla a chi vuoi senza sottostare a un moralismo bigotto. Siamo nati unici, ma il mondo attorno a noi si sforza per farci morire tutti uguali. Mandiamolo a fare in culo. Possiamo.

https://www.facebook.com/RobertoArduiniRadio/posts/3915357705170795

 

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Testata registrata al Tribunale di Roma in data 5/04/2016 | Fatto con da TechSoup